lunedì 29 agosto 2016

Lunghe e libere idee su Il Signore degli Anelli...

Capita di riprendere vecchie idee e mai sopiti interessi. Tolkien e Il Signore degli Anelli è una di queste. Così mi permetto qualche piccola considerazione sulla Battaglia dei Campi del Pellenor (15 marzo 3019 T.E.) e su alcune sue possibili fonti d'ispirazione. Battaglia epica, avvincente per le continue sorprese e capovolgimenti di fronte. Una battaglia dura e rabbiosa, in cui eserciti dell'Ovest e armate di Mordor non risparmiano un fiato. Alla fine, una vittoria per gli eserciti dell'Ovest e una sconfitta per Sauron. Paradossalmente però, stando alle parole del Sovrintendente Denethor "potrete trionfare per un giorno sui campi del Pellenor ma contro l'Oscuro Potere che è sorta non vi è speranza" (cito a memoria, scusate gli errori), i vincitori si ritrovavano con una "Vittoria di Pirro" e i perdenti con un piccolo intoppo nella loro marcia di conquista della Terra di Mezzo. Chi ricorda l'"Ultimo Consiglio" ha ben presente come la riunione mise in luce i limiti della vittoria sul Pellenor. Basti vedere solamente qualche dato circa la "conta" delle forze "esca" da lanciare contro Cirith Gorgor. Prendiamo ad esempio i Rohirrim: questi erano arrivati sul Pellenor con 6000 cavalieri circa, mentre Theoden avrebbe voluto portarne 10000; dopo il Pellenor, Eomer ha in tutto 4000 uomini circa di cui 500 appiedati (Eomer porterà 500 cavalieri e 500 fanti al Cancello Nero mentre il maresciallo Elfhelm resterà a Minas Tirith con 3000 cavalieri).
Per gli altri 6000 uomini portati al Cancello Nero forniti interamente da Gondor basterebbe la battuta del principe Imrahil: un esercito che rappresentava appena l'avanguardia degli eserciti di Gondor al massimo splendore. Un modo molto efficace di dire che Gondor aveva toccato il fondo del barile.
Una vittoria inutile il Pellenor? Non del tutto ma gli effetti erano piuttosto limitati. La distruzione dell'armata di Angmar generò un momento di impasse nella strategia di Sauron e sono proprio questi momenti a spostare le iniziative e i rapporti di forza. Certamente Sauron non perse tempo a radunare altre forze. Il primo attacco era la punta di lancia ma le disponibilità di Mordor in fatto di "orchi, orchetti e orcacci" parevano infinite.
Purtuttavia i risicati vantaggi del Pellenor furono sfruttati dai capitani dell'Ovest: l'Ithilien era svuotato dai nemici e Aragorn l'attraversò con relativa facilità, sia pure aiutato dalla strategia di Sauron che raccolse le sue forze a Cirith Gorgor. L’intento generale era di offrire una possibilità al portatore dell’Anello per attraversare le pianure di Gorgoroth verso Monte Fato.
Ma mi accorgo che divago è faccio un salto indietro. Torniamo alla tragica alba del 15 marzo 3018 T.E.: l'ariete Grond ha fatto il suo dovere e le porte di Gondor sono andate a pezzi. Tecnicamente si potrebbe dire che l'assedio di Gondor finisce qui: con il nemico dentro casa, la resistenza dei Dunedain poteva prolungarsi anche a lungo in un disperato corpo a corpo e casa per casa ma il destino di Minas Tirith era segnato (anche se le mura di difesa di Minas Tirith erano sette, teniamo presente che la prima cerchia era di quella roccia nera che rendeva impenetrabile Orthanc anche agli Ent, che le mura andavano difese da qualcuno e che il morale dei difensori era tutt'altro che allegro). Una cosa simile si era verificata al fosso di Helm (3-4 marzo 3019 T.E.) con lo sfondamento dell'armata della Mano Bianca: i difensori si erano divisi in due gruppi, Theoden e Aragorn nel Trombatorrione, Eomer e Gimli alle Caverne Scintillanti. La carica finale di Theoden costituiva un tentativo fiero, disperato ma anche suicida senza l'intervento di Gandalf, Erkebrand e dei simpatici Ucorni.
Appunto, un assedio può venire risolto in due modi a favore degli assediati. O gli assedianti tolgono il disturbo, causa troppe perdite. Oppure arriva qualcuno da fuori a invitare gentilmente gli assedianti a togliere il disturbo (e in questo, chi conosce Lo Hobbit ricorda come il caro Beorn fosse un maestro insuperabile di bonton e gli orchi lo sapevano bene!).
Ora, l'esercito di Angmar non pareva aver voglia di mollare la presa su Minas Tirith. L'entrata del grande capitano di Mordor nella città sanciva un dato di fatto. L'estrema opposizione di Galdalf ai cancelli fa pensare a quel Res ad triarios redit (il compito sia affidato ai Triari) con cui le legioni romane si giocavano l'ultima carta, quella dei veterani, in battaglie disperate. In questo caso si potrebbe dire Res ad Gandalfem redit (non mi piace Gandalf-em ma non trovo un accusativo adatto) ed in effetti ci si giocava proprio l'ultima carta. Bello, stupendo ultimo duello che con qualche amico appassionato di GiRSA abbiamo provato ad immaginare. Eppure questa grande sfida non ci fu. Tolkien è fatto così: duelli ne vedi pochi (Eowyn - Angmar è piuttosto particolareggiato) e i più particolari solo in parte (vedi Gandalf-Balrog) o te li accenna (Eomer - capitano Uruk-hai). Così questo duello non c'è, resterà appena nell'aria un'amichevole "vecchio pazzo" di Angmar a Gandalf (al contrario Terry Brooks nel suo Le pietre magiche di Shannara non resisterà alla tentazione di un duello tra il druido Allanon e il demone Dagda Mor).
Dunque, con lo sfondamento delle porte di Minas Tirith la battaglia si poteva considerare perduta. Confrontando come altri scrittori fantasy affrontano un tema simile ho notato che Brooks trascinerà la battaglia di Tyrsis ne La Spada di Shannara all'estremo ma senza speranza per gli uomini a meno di un avvenimento esterno. Al contrario, Robert Howard (Cicli di Conan, Celta, Kull di Valusia per intenderci) non gradisce gli assedi ma farà sempre combattere i suoi eserciti in campo aperto. Vero è, passando al cinema, che Ridley Scott nel film Le Crociate immagina la rabbiosa resistenza cristiana alla breccia delle Mura di Gerusalemme in uno degli scontri più rabbiosi del film. Ma lo stesso Baliano lasciava intendere il bisogno di prendere tempo e infliggere più perdite possibili per trattare con Saladino. Ma abbiamo già detto che quella mattina di quel 15 marzo a Minas Tirith un simile pensiero non era da porsi. In quel momento l'unico pensiero era "Vincere o morire" e lo sfondamento delle porte rendeva sempre più probabile il "morire".
Ma, colpo di scena, arrivano i Rohirrim. Richiesti eppure inattesi. Il loro arrivo sposta il baricentro dello scontro dalla città ai campi del Pellenor. Si nota infatti che il principe di Dol Amroth conduce all'esterno l'esercito di Gondor. La carica di Theoden richiama alla memoria diversi scontri celebri della storia:
1) forse qualcuno avrà ricordato la Battaglia dei Campi Catalaunici (giugno 431 d.c.) in cui all'esercito romano guidato dal generale Ezio si unirono contingenti di barbari federati dell'Impero, tra cui i Visigoti guidati dal loro re Teodorico I (da non confondere con l'altro Teodorico re degli Ostrogoti), per combattere contro le orde unne guidate da Attila. Teodorico I morirà in battaglia. Ricordando l'importanza dei Campi Catalaunici per l'Occidente e raffrontando la morte di Theoden sul Pellenor con quella di Teodorico I si notano diverse somiglianze;
2) qualcuno però ricorda pure la battaglia di Marengo (14 giugno 1800) che, dopo un iniziale successo degli austriaci nel mattino, venne ribaltata a favore di Napoleone dall'arrivo provvidenziale di rinforzi francesi guidati dal giovane generale Desaix. Desaix arrivò in tempo per far vincere la battaglia a Napoleone ma anche per morire in quanto colpito durante una carica e per rammaricarsi, ormai agonizzante, di non essere vissuto più a lungo per compiere ancora più splendide imprese;
3) certo a Tolkien non dovevano essere sconosciute le circostanze che portarono alla definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo (o Belle Alliance, 18 giugno 1815), in quella che molti storici definiscono "La Battaglia". Di fronte ai reiterati assalti francesi, Wellington e gli inglesi resistettero strenuamente per tutta la giornata ma solo l'arrivo sul campo dei prussiani di Blucher (e diversi errori dei comandanti francesi) decisero lo scontro. Ecco dunque che "La Battaglia" delle campagne napoleoniche si rispecchia in una certa qual maniera in quella che diviene "La Battaglia" della Guerra dell'Anello.

Certo Tolkien doveva ben sapere che una carica di cavalleria, per quanto furiosa, non risolve in sè uno scontro anche se aiuta di molto.
Qualcuno allora paragona la carica dei Rohirrim a quella degli inglesi a Balaclava (25 ottobre 1854), ma esistono differenze notevoli. A Balaclava, la Light Brigade inglese caricò, ignara, batterie d'artiglieria russa le quali non si fecero troppe domande a sparare coi cannoni sui cavalieri provocando una strage. Sul Pellenor, i Rohirrim giungono inosservati (con tanti ringraziamenti a Ghan-buri-ghan) e inaspettati. Quindi la carica può svilupparsi al massimo della potenza. Il film mostra gli orchi preparare uno sbarramento a fronte della carica di Theoden, mentre il testo lascia trasparire la completa sorpresa dell'esercito nemico di fronte ai nuovi arrivati (si nota la rabbia del comandante di cavalleria dei Sudroni e come lo stesso Angmar lasci le porte di Minas Tirith per fronteggiare i nuovi arrivati). Certo se l'esercito di Mordor avesse avuto sentore dell'arrivo dei Rohirrim forse avrebbe preparato una degna accoglienza. Uno sguardo alle battaglie di Stirling (1297) Crecy (26 agosto 1346), Nicopoli (25 settembre 1396) e Azincourt (25 ottobre 1415) ci insegna come la cavalleria potesse essere battuta da schieramenti con arcieri decisi oppure esaurirsi man mano che procedevano dando all'avversario attimi per approfittarne.
E quest'ultimo è il caso che Eomer si trovò ad affrontare quando viene annunciato l'arrivo delle navi di Umbar. L'Atlante della Terra di Mezzo di Tolkien suggeriva una stima di 45000 soldati per l'esercito di Mordor (ma è una stima di favore, si potrebbe alzare il numero anche a 60000 e più). Dallo schema della battaglia si potrebbe dire che con la morte di Angmar e la folle carica al grido di "Morte" di Eomer il primo scaglione di Morgul fosse stato spazzato via insieme a buona parte degli Esterling e Haradrim. Pertanto la mossa di Gothmog, luogotenente di Morgul, di lanciare la riserva (circa 10000 soldati) sia come un forzare la partita. Ad un certo punto la carica dei Rohirrim si arresta e attorno a Eomer dovevano esserci forse un migliaio di cavalieri della Prima Eored, mentre le altre due erano impegnate in altri scontri. Vedendo la posizione di Eomer, a un miglio dagli approdi di Harlond, viene da pensare che si stesse preparando ad un’ultima carica contro gli uomini di Umbar. Furbo tatticamente Eomer nel cercare di cogliere il nemico nel momento stesso in cui, appena sbarcato, si trova ancora disorganizzato. Fortunato Eomer visto che da quelle navi sbarca a sorpresa Aragorn.

Dunque, rileggendo il testo del Pellenor una domanda che mi sono posto è: per descrivere una battaglia così intricata, con tanti colpi di scena, avvincente, mai banale, e soprattutto così veritiera, Tolkien dov'è andato a trarre ispirazione? Bastano saghe nordiche o germaniche a spiegare il tutto?

Esiste un particolare animale nella Terra di Mezzo che, oltre a suscitare sogni ad occhi aperti nel prode Sam Gamgee, provoca stupore, paura e terrore in chi si trova a doverlo affrontare. Detto animale viene chiamato Mumakil o Olifante. La presenza di questo particolare animale sui campi del Pelennor fa riflettere alquanto.
Torniano allo svolgimento della battaglia sui Campi del Pelennor: Eomer ha lanciato i Rohirrim in una carica folgorante al grido di "morte" ma la stessa sua furia rischiava di metterlo ora in grave difficoltà. I Rohirrim, dopo aver travolto lo schieramento nemico e facendo strage tra i Sudroni, si trovano alle prese con un "piccolo" inghippo: i Mumakil appunto (e chi ha visto il film capisce quanto la parola "piccolo" sia ironica...). Leggo il libro: "...dove si trovavano i Mumakil i cavalli si rifiutavano di andare, impennandosi e deviando così che i grossi mostri restavano imbattibili..." permettendo così ai Sudroni di riorganizzarsi vicino ad essi.
Certo nel film vediamo Eowyn e Meriadoc lanciarsi a testa bassa verso di essi, stendendone alcuni con precisi colpi ai tendini. Tuttavia Tolkien immaginò con grande realismo la difficoltà di chiunque ad attaccare questi bestioni: gli stessi uomini di Faramir ne Le due Torri cercano inutilmente di abbatterne uno a frecce ma questi scappa via e se ne perdono velocemente le tracce.
In effetti, gli Elefanti da Guerra in genere sono sempre stati un cliente difficile sui campi di battaglia dell'antichità. Difficile sia per chi li affronta che per chi li porta. A Eraclea (280 a.c.) e ad Ascoli Satriano (279 a.c.) le legioni romane si trovarono per la prima volta gli elefanti e non sapevano come affrontarli: il risultato fu di due vittorie per Pirro e romani in fuga. A Zama (o Naraggara, ottobre 202 a.c.) Scipione pone davanti al suo schieramento una fila di uomini con tamburi, strumenti a percussione, trombe, i quali avranno il compito di fare un tale rumore da spaventare gli elefanti che Annibale dispone. In battaglia Annibale ordina l’assalto degli elefanti, i quali, giunti in prossimità dello schieramento romano, vengono spaventati dal tremendo rumore e, come impazziti, tornano sui loro passi andando a travolgere proprio le truppe di Cartagine e finendo addirittura addosso alla cavalleria numida. Alcuni elefanti, effettivamente, penetrano tra le file dei romani, ma lo schieramento predisposto da Scipione fa in modo che gli enormi pachidermi attraversino corridoi lasciati aperti. Ma comunque si nota che gli Elefanti non vengano eliminati ma messi fuori causa in un’altra maniera.
Forse allora si può tornare a riflettere su alcune fonti di Tolkien: da dove li ha tirati fuori gli elefanti visto che le battaglie in cui essi compaiono nella storia sono relativamente poche e non sono del periodo medievali?
Fonti forse un pò più larghe di quelle che consideriamo. Infatti, troviamo un interessante riferimento all'uso di elefanti in un libro insospettabile, la Bibbia. Riporto un brano del Primo libro dei Maccabei (capitolo 6, versetti 28-47): Il re (Antioco V Eupatore, re di Siria) si adirò, quando ebbe sentito ciò, e radunò tutti i suoi amici, comandanti dell'esercito e della cavalleria. Anche dagli altri regni e dalle isole del mare gli giunsero truppe mercenarie. Gli effettivi del suo esercito assommavano a centomila fanti, ventimila cavalli e trentadue elefanti addestrati alla guerra. Passarono per l'Idumea e posero il campo contro Bet-Zur; attaccarono per molti giorni e allestirono macchine; ma quelli uscivano, le incendiavano e contrattaccavano con valore.
Giuda allora levò il campo dall'Acra e lo trasferì a Bet-Zaccaria di fronte al campo del re. Ma il re si mosse alle prime luci del mattino e trasferì lo schieramento con impeto lungo la strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a battaglia e suonarono le trombe. Posero innanzi agli elefanti succo d'uva e di more per stimolarli al combattimento. Distribuirono le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun elefante mille uomini protetti da corazze a maglia e da elmi di bronzo in testa e cinquecento cavalieri scelti disposti in ordine intorno a ciascuna bestia: questi in ogni caso si tenevano ai lati della bestia e, quando si muoveva, si spostavano insieme senza allontanarsi da essa. Sopra ogni elefante vi erano solide torrette di legno, protette dagli attacchi, legate con cinghie, e su ogni torretta stavano quattro soldati, che di là bersagliavano, e un conducente indiano.
Il resto della cavalleria si dispose di qua e di là sui due fianchi dello schieramento, per terrorizzare i nemici e proteggere le falangi. Quando il sole brillava sugli scudi d'oro e di bronzo, ne risplendevano per quei riflessi i monti e brillavano come fiaccole ardenti. Un distaccamento delle truppe del re si dispose sulle cime dei monti, un altro nella pianura e avanzavano sicuri e ordinati. Tremavano quanti sentivano il frastuono di quella moltitudine e la marcia di tanta gente e il cozzo delle armi: era veramente un esercito immenso e forte.
Giuda con le sue truppe si avvicinò per attaccare lo schieramento e caddero nel campo del re seicento uomini.
Eleàzaro, chiamato Auaran, vide uno degli elefanti, protetto di corazze regie, sopravanzare tutte le altre bestie e pensò che sopra ci fosse il re; volle allora sacrificarsi per la salvezza del suo popolo e procurarsi nome eterno. Corse dunque là con coraggio attraverso la falange e colpiva a morte a destra e a sinistra, mentre i nemici si dividevano davanti a lui, ritirandosi sui due lati. Egli s'introdusse sotto l'elefante, lo infilò con la spada e lo uccise; quello cadde sopra di lui ed Eleàzaro morì. Ma vedendo la potenza delle forze del re e l'impeto delle milizie, i Giudei si ritirarono.
Un passo simile nel contenuto lo trovate nel Secondo Libro dei Maccabei (capitolo 13, 1-26) che non riporto al momento. Spero di aver chiarito un poco il mio pensiero. Ovvero che nella composizione di determinati avvenimenti narrati nel Signore degli Anelli, l'autore si basi su conoscenze storiche e letterarie a largo raggio...

Altre considerazioni merita l’utilizzo della cavalleria ne Il Signore degli Anelli. Una veloce ripassata del Della Guerra di Clausewitz aiuta a notare alcuni particolari.
Le seimila lance che Re Theoden porta da Dunclivio ai Campi del Pelennor sono indubbiamente un aiuto insperato per i difensori di Minas Tirith ma anche un esercito inusuale che trova pochi riscontri nella storia.
Ho detto "inusuale" perchè composto interamente di cavalieri, quindi niente fanteria. D'altronde, viste l'andamento della guerra e il bisogno disperato di Gondor di rinforzi immediati il corpo di cavalleria dei Rohirrim costituiva la prima scelta. Non che i Rohirrim non sapessero combattere a piedi alla bisogna: al Trombatorrione non avevano battuto ciglio e nell'esercito che Aragorn guida verso i Cancelli di Mordor, ben 500 uomini di Rohan sono sì appiedati ma anche spadaccini formidabili. Ma per salvare Gondor in quei giorni di mezzo marzo occorreva celerità: da una scorsa all'atlante della Terra di Mezzo si ricava che da Dunclivio a Minas Tirith ci sono circa 335 miglia. La celerità a Theoden potevano darla solo i cavalli e i Rohirrim cavalcarono dal 10 alla mattina del 15 marzo 3019 T.E. arrivando appena in tempo.

Dicevamo di un esercito inusuale. Inusuale ma non impossibile, almeno in teoria. Fino alla fine dell'Ottocento gli eserciti si basavano su un complesso coordinato delle varie armi. In antico, le armi erano due: fanti e cavalieri. Con l'avvento della polvere da sparo si aggiunse una terza arma: l'artiglieria. Sbagliano quanti ricercano eserciti di sola cavalleria (o con cavalleria maggiore della fanteria) nel medioevo: basterebbe pensare alle masse a piedi degli esercit crociati o degli eserciti degli imperatori germanici in Italia. Semmai bisogna dire che nel Medioevo, l'importanza della cavalleria allora era superiore alle fanterie.
Un esercito di sola cavalleria però non è impensabile. Agirebbe in pianure e spazi aperti, prediligerebbe i movimenti a largo raggio. Addirittura potrebbe godere di grande tranquillità e comodità rispetto al nemico, senza consentirle pure a lui. Potrebbe utilizzare audaci aggiramenti e facili diversioni perchè domina lo spazio. Su questi principi si dovrebbe basare la scelta dei Capitani dell'Ovest di lasciare il contingente principale dei Rohirrim (3000 cavalieri) a difesa di Gondor mentre l'esercito di Re Elassar portava la sfida finale sulla porta di casa di Sauron. In caso di sconfitta, i Rohirrim, pur disperati, avrebbero potuto far pagare caro ogni centimetro di terreno agli invasori...

Certo un esercito di sola cavalleria possiede delle sue limitazioni. Anzitutto alla lunga diviene difficile da mantenersi specie per quanto riguarda il vettovagliamento e la sostituzione dei cavalli uccisi in battaglia. In secondo luogo, un esercito di sola cavalleria avrebbe uno "sforzo intensivo" molto scarso. Mi spiego meglio: l'esercito di Mordor (fanterie su fanterie) attacca battaglia il 12 marzo da Osgiliath e continua la sua offensiva fino al 15 marzo quando viene distrutto. Quindi 4 giorni di attacco continuato. I Rohirrim arrivano sul campo di battaglia all'alba del 15 marzo, caricano e travolgono tutto quello che trovano ma a metà mattina le forze di Mordor stanno riprendendo il sopravvento ed Eomer si ritrova accerchiato su un colle salvo poi essere salvato dall'arrivo di Aragorn. Quindi i Rohirrim possono aver tenuto una carica selvaggia per 3-4 ore non di più (...e poveri cavalli). Questo raffronto dovrebbe spiegare cosa si intende per "sforzo intensivo".

Fondamentalmente il compito della cavalleria sarebbe quello di rompere lo schieramento nemico, costringendo gli avversari a piedi a rinserrare le fila cioè facendo "quadrato". Chiaro che la cavalleria contro una formazione a piedi disposta a "quadrato" è destinata ad infrangersi invano, se i fanti stringono la formazione a dovere. Ma, costringendo le fanterie nemiche a rinserrare i ranghi a difesa, la cavalleria attaccante offre il tempo alle sue fanterie di serrare la distanza con il nemico arrivando così al corpo a corpo. Non a caso, vedendo il positivo svilupparsi della carica dei Rohirrim, il principe Imrahil conduce fuori dalle mura l'esercito di Gondor serrando da presso le forze di Mordor. Il mancato congiungimento delle forze di Rohan con quelle di Gondor, la riorganizzazione delle forze degli Haradrim e l'arrivo delle riserve di Gothmog, stavano per provocare il disastro dell'ovest sul Pelennor. Come detto solo l'arrivo di Aragorn salvò la situazione. Eomer e la sua eored rischiavano infatti di fare la stessa fine della cavalleria dell'Ordine Teutonico a Grunwald-Tannenberg (15 luglio 1415), presa in trappola, accerchiata e fatta a pezzi da un intelligente manovra dell'esercito polacco di re Ladislao.

In ultimo, la cavalleria è l'arma del movimento e delle grandi decisioni. I Rohirrim nella loro cavalcata su Gondor e nella battaglia del Pelennor dimostrano ampiamente questi due fattori. E tuttavia la cavalleria è anche l'arma di cui si può fare maggiormente a meno. Due esempi in proposito:
1) l'esercito di Mordor che porta l'assedio a Minas Tirith. Non vi ritrovate cavalleria, salvo un'aliquota di cavalieri Sudroni che viene sbaragliata da Theoden con facilità disarmante. Certo gli orchi avrebbero potuto portarsi vicino un’aliquota di mannari ma può darsi che le perdite subite da questi nella battaglia dei Cinque eserciti non ne lasciassero un gran numero.
2) l'esercito dell'Ovest che marcia verso Cirith Gorgor: 6000 fanti e 1000 cavalieri. Ai cavalieri ne dobbiamo togliere poi un buon numero tenendo conto di quelli lasciati al Crocevia dell'Ithilien. D'altro canto, c'era ben poco da manovrare di fronte all'esercito che sciamò fuori dal Cancello Nero...

Certo la mancanza della cavalleria nell'esercito di Mordor che avanzava su Minas Tirith fu notata sia da Gandalf e da Denethor. I due così prepararono la sortita dei Cavalieri di Dol Amroth guidati dal principe Imrahil il giorno 13 marzo. Detta sortita salvò Faramir e le truppe di Gondor in ripiegamento dal Rammas, anche se fu velocemente richiamata all'interno delle mura di Minas Tirith. Un esempio intelligente di utilizzo della cavalleria in cui se fate caso ritrovate diversi degli elementi sopracitati. Tutto ciò dimostra l’estrema profondità ed elaborazione del testo de Il Signore degli Anelli. Molto più che una semplice storia…

Emanuele M. Cattarossi

mercoledì 3 agosto 2016

Rio de Janeiro 2016. Primati di carta e concrete incertezze olimpiche...

L'apertura dei Giochi della XXXI Olimpiade rappresenta un punto molto importante per la storia dei giochi olimpici moderni. E come tutti gli avvenimenti che si verificano con una cadenza ritmata pluriennale, si presta abbastanza bene a statistiche e svariati punti di vista.
Punti di vista. Il luogo anzitutto. Lo svolgimento dell'Olimpiade a Rio de Janeiro rappresenta una prima volta nell'America del Sud. In precedenza, tentativi di aggiudicarsi l'Olimpiade furono avanzati dal Comitato Olimpico di Buenos Aires nel 1968 e nel 2004, ma senza successo. Se invece si volesse far ricorso all'espressione di "America Latina", il primo caso è quello di Città del Messico nel 1968.
Optando per una prospettiva "olimpica", bisogna ricordare che la bandiera dei Giochi, quella con i Cinque Anelli a rappresentare i continenti, congiunge nell'anello Rosso Nord e Sud America. Di conseguenza, l'olimpiade di Rio passa al settimo posto. Ma andrebbe ricordato che l'anello Nero della bandiera, quello dell'Africa, risulta ancora a zero. Ribaltando nuovamente la prospettiva da un punto di vista linguistico, Rio è la prima Olimpiade in un paese di lingua Portoghese. Ma è un confronto facile se si pensa che le antagoniste in tale settore si riducono a Portogallo, Angola, Mozambico e Guinea-Bissau. Diversamente, Rio scende di un gradino nella speciale classifica BRIC, preceduta dalla Cina nel 2008. Messa sotto questa forma di classifica, questa Olimpiade avrebbe dovuto costituire un punto importante per il Brasile in un contesto geopolitico.
Nuovo punto di vista allora. I BRIC (Brasile-Russia-India-Cina), estendibile a BRICS con il Sudafrica e, con molto sforzo intellettuale, a BRICST con la Turchia, rappresentano o vorrebbero rappresentare la risposta politico-economica al G7. Sotto quest'aspetto, la capacità di organizzare un comitato olimpico in grado di avanzare la candidatura prima e ricevere in seguito l'Assegnazione delle Olimpiadi rappresenta un grande risultato d'immagine. Indietro nel tempo, si è spesso indicata l'Olimpiade del 1936 a Berlino come l'occasione per ostentare la Germania Nazista. Ma si può notare come le Olimpiadi del 1960 a Roma e del 1964 a Tokio furono occasioni per indicare positivamente il ritrovato posto dell'Italia e del Giappone nel novero dei grandi del Mondo, non a caso entrambi oggi nel G7. Parimenti potrebbe essere intesa l'Olimpiade del 1976 a Montreal. 
Nell'ambito dei BRIC, l'Olimpiade del 2008 a Pechino rappresenta un grosso passo d'immagine della Cina nel novero delle grandi: un grande stato, con la più grande popolazione mondiale, con la più promettente economia in prospettiva. Il successo d'immagine venne di conseguenza. Per il Brasile l'Olimpiade di Rio del 2016 arriva al termine di un periodo caratterizzata da grandi eventi. Occorre infatti ricordare l'organizzazione nel 2013 della XXVIII World Youth Day, ossia la Giornata Mondiale della Gioventù. Appena un anno dopo, la ventesima edizione dei Mondiali di Calcio. Eventi non semplici dal punto di vista organizzativo: la World Youth Day richiede la capacità di ricevere un gran numero di pellegrini, in massima parte giovani per un periodo di giorni limitato in spazi tecnicamente circoscritto; il mondiale di calcia prevede un organizzazione addirittura a livello di nazione intera per gestire 64 incontri di calcio con la presenza di ben 32 rappresentative nazionali, che in una maniera o nell'altro si portano dietro i loro tifosi. L'Olimpiade concentra in un unica città, salvo alcune discipline spostate in altri luoghi deputati, oltre diecimila atleti di oltre duecento nazioni che si cimenteranno su trecento discipline sportive. Ovvia dunque la necessità di avere a disposizione tutte le strutture adatte allo scopo e, soprattutto, di averle al meglio immaginabile. 
Si noterà allora che l'organizzazione in un periodo di appena quattro anni di ben tre eventi di caratura mondiale dicono una forte fiducia nei propri mezzi almeno nella fase iniziale. L'approccio ai Mondiali del 2014 e ai Giochi Olimpici oggi sono stati invece spesso costellati di ritardi o insufficienze nella preparazione degli impianti da un lato e di forti tensioni sociali nel paese dall'altro. A tutto questo vanno poi aggiunte le incertezze sul Brasile all'indomani del 21 agosto 2016, giorno della conclusione delle Olimpiadi. Se il triduo di eventi mondiali doveva consegnare al mondo una nuova potenza sicura a livello politico e forte economicamente, tale risultato sembra essere molto lontano se non già indirizzato in maniera contraria. 
Questa prospettiva pare così richiamare la triste parabola della Grecia dopo le Olimpiadi del 2004. Ma almeno durante le Olimpiadi si aveva l'immagine di una nazione orgogliosa del proprio passato e della propria capacità nell'organizzare l'evento. L'Olimpiade a Rio si apre con molte incertezze per il Brasile, specie dopo la messa in stato d'accusa della Presidente Dilma Roussef, Ma decisamente non verranno superate nel breve periodo...

Emanuele M. Cattarossi