lunedì 11 luglio 2016

Il Gatto Portoghese... Francia-Portogallo e l'infido "fattore campo"

La prima, ma proprio prima, considerazione che salta alla mente mentre si celebra il trionfo sportivo della Nazionale Portoghese su quella Francese è se esista ancora il cosiddetto "fattore campo". Considerazione piccola piccola, ma occorre tener presente che il Portogallo ha vinto un Campionato Europeo in Francia, giocando in finale contro la Francia, con la Nazionale di casa favorita nei pronostici. Caso unico? Manco per sogno. Proprio il Portogallo insegna: Europeo 2004 in casa loro, Nazionale in finale, avversari gli onesti Greci. Risultato: un solo tiro in porta dei Greci ed è gol, assedio portoghese per novanta minuti ma porta stregatissima, Greci campioni in trasferta. 
Il fattore campo non aiuta ormai da tempo le squadre organizzatrici in ottica di vittoria finale. Strano a dirsi ma sono proprio i francesi gli ultimi a beneficiare del "fattore campo". Nel 1984 con l'Europeo in casa e nel 1998 con i Mondiali a domicilio. Poi il "fattore campo" non si concretizza mai per la vittoria finale: chiedere al Brasile due anni fa, travolto dalla Germania in semifinale e dall'Olanda nella finale del 3°-4° posto. Se queste sono le premesse meglio giocare fuori casa...
Detto ciò la finale dell'Europeo vede curiosamente di fronte due Nazionali in cerca di riscatto. La Francia ha un blasone maggiore: un Campionato del Mondo, due Europei, migliori piazzamenti nelle competizioni ma anche defaillance notevoli nel tempo. Il Portogallo non possiede vittorie, ma solo onesti piazzamenti: la finale dell'Europeo 2004, un terzo posto al Mondiale 1966 e un quarto a quello del 2006. Squadra notevole il Portogallo ma alla quale non si concede mai un pronostico da favorita indiscussa. 
La Francia in finale è la favorita per la vittoria finale. Un bene e un male al tempo stesso. Il bene stà nel fatto di avere potenzialmente la squadra migliore e la comodità di giocare in casa. Ma giocare in casa diventa anche uno svantaggio in quanto i tifosi si aspettano senza se e senza ma la vittoria. Il Portogallo parte sfavorito, anche se determinato a giocarsi la partita. In più affronta una bestia nera come la Francia contro la quale non vince da tempo immemore e che nel recente passato l'ha estromessa due volte dalla finale: agli Europei del 2000 e al Mondiale del 2006. Tuttavia qualcuno, appena sommessamente sussurra che questo pare essere l'Europeo dei tabù sfatati. Il Portogallo affronta la Francia, che in semifinale ha battuto dopo tanto tempo la Germania, Questa però ai quarti aveva superato anche se solo ai rigori l'Italia sui acerrima rivale. E l'Italia stessa negli ottavi aveva seccamente regolato i conti con la Spagna, campione uscente, dopo un digiuno di ventidue anni. Tre rivincite in sequenza, ma se è vero che non c'è due senza tre e anche noto che il quattro vien da sè.
La partita inizia con il solito arrembaggio della Francia, già visto con la Germania. I Francesi per i primi 10-15 minuti sono delle furie e paiono poter fare a pezzi i lusitani con la sola strapotenza fisica. Non basta: al 8' minuto Payet centra non la porta avversaria ma il ginocchio di Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese avverte subito il colpo e la gravità, stringe i denti per dieci minuti ma si vede che zoppica. Si fa medicare e prova a rientrare in partita con una fasciatura stretta. Eroico, prova ancora a lottare e a me ricorda Roberto Baggio contro il Brasile nel 1994. Tuttavia per Ronaldo la situazione è peggiore e al 23' alza tra le lacrime bandiera bianca. 
Sembra mettersi sul velluto per la Francia in quanto il Portogallo privo del suo fuoriclasse, vede sparire buona parte del suo potenziale in attacco. Ma intanto è iniziata un altra partita. Dopo l'iniziale furore agonistico, i francesi cominciano ad essere più attendisti. Non avendo raggiunto un gol di vantaggio che costringerebbe i lusitani a scoprirsi, i Blues decidono di non forzare ulteriormente. Questo però da modo al Portogallo come già alla Germania di riordinare per bene le idee e di opporre una solida linea difensiva agli attaccanti francesi. Succede così che Payet sparisce dal campo, Griezman non riesce ad innescarsi e di conseguenza anche Giroud gira a vuoto. Resta Sissoko che di forza e potenza spacca una paio di volte il campo tirando vere e proprie cannonate verso la porta avversaria. Ma tocca a Rui Patricio porterie lusitano spegnere ogni speranza francese. La partita si avvia dunque ad un confronto tattico serrato tra le due formazioni. Di conseguenza la sfida può venir risolta solo da episodi.
Finisce il primo tempo con le squadre in pari, il secondo ricomincia con lo stesso canovaccio tattico. Con il passare del tempo si nota però che i francesi perdono in convinzione. La spiegazione è presto detta: il modulo difensivo lusitano blocca gli spazi sapientemente e non basta la potenza esplosiva dei francesi per scardinarla. Di per sè, sarebbe solo il tiki-taka spagnolo condotto a ritmi altissimi a poter far breccia nel muro portoghese. E qualcosa pare realizzarsi quando Dechamps richiama uno spento Payet per inserire un più vivace Coman. La destra dello schieramento portoghese pare subire, ma nuovamente non c'è convinzione nei francesi nell'affondare il colpo. Tra il 78' e il 79' due cambi decidono la partita: Dechamps manda dentro Gignac per Giroud; Fernado Santos inserisce Eder per Renato Sanches. Due attaccanti per decidere la partita. 
E qualcosa potrebbe effettivamente decidersi a tempo quasi scaduto, quando al 92' Gignac riesce ad aprirsi un varco nella difesa portoghese. Il tiro dell'attaccante supera Rui Patricio ma impatta sul palo attraversando mortalmente l'area piccola. Ma Griezman non fa a tempo a ribattere in rete, facendo svanire la più limpida azione da gol francese. Trema il palo della porta lusitana, tremano i portoghesi per lo scampato pericolo, tremano i francesi il mancato vantaggio.
Finiscono i 90' regolamentari, si va ai supplementari. La regia inquadra Cristiano Ronaldo che "rientra" in campo dall'infermeria sostenendo i suoi compagni con una foga indescrivibile. I Francesi sono disorientati mentalmente per l'impenetrabilità della difesa lusitana, probabilmente iniziano troppo presto a pensare ai rigori. I Portoghesi al contrario hanno recuperato il gap della perdita di Cristiano Ronaldo e iniziano ad aver maggiore coscienza dei propri mezzi. Come con la Croazia, hanno arginato un Nazionale con grandi capacità offensive per poi colpirle al momento giusto. E tanto per dare un anteprima, al 108' Raphael Guerrero fa alzare tutti dalle sedie con una punizione che si stampa violentemente sulla porta francese. Trema la traversa transalpina, tremano i francesi per lo scampato pericolo, non tremano ma trepidano i portoghesi che intravedono una possibilità.
Possibilità che si concretizza un minuto dopo con Eder. E' cambio giusto, l'attaccante giusto: prende palla verso la fascia sinistra e va ad accentrarsi. Preso di sorpresa Koscielny, difensore francese, lo lascia andare fidando nella presenza del compagno Umtiti per arginare il portoghese. Ma Umtiti è disorientato allo stesso modo e si fa mettere fuori tempo da Eder che esplode secco il destro da fuori area. Il portiere francese Lloris comprende in ritardo la minaccia e pur gettandosi non riesce ad intercettare il pallone. Un tiro decisivo: che s'insacca nello stretto passaggio tra il palo sinistro francese e le mani del portiere. 1-0, e Portogallo avanti. Stade de France ammutolito, portoghesi in festa.
Negli ultimi dieci minuti ci si aspetta un forcing francese che però non riesce a concretizzarsi. I portoghesi difendono strenuamente e quando recuperano il pallone continuano a giocarlo, con l'effetto di spezzare ritmo e speranze francesi. I lusitani potrebbero forse puntare al raddoppio, ma in ogni caso i Blues sono cotti. Finisce il tempo, l'arbitro fischia. Il Portogallo è campione d'Europa. 
La vittoria del Portogallo fa piacere. Fanno piacere sempre le vittorie degli outsider sui favoriti di turno. Come la Danimarca nel 1992 o la Grecia nel 2004. Perchè, i favoriti non si sopportano mai a meno che non sia la propria Nazionale ad esserlo. Il Portogallo vince riportando alla ribalta una concezione di difesa attenta e impenetrabile rispetto ad un gioco totale che ha avuto tanto piede in questi anni. E vince sfatando nuovamente il "fattore campo". Forse ai Mondiali non sarà così ma aveva ragione il buon Trapattoni quando diceva "Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco". Il gatto portoghese ha messo nel sacco i galletti francesi....

Emanuele M. Cattarossi

lunedì 4 luglio 2016

Nessuna paura... Italia-Germania e un confronto da onorare...

La storia della disciplina calcistica ricorda volentieri partite incredibili, storiche o addirittura "epiche". Scontri fra club nazionali o rivalità internazionali, non mancano le partite e, di conseguenza, le storie da raccontare. Tutto pare aumentare nel confronto tra rappresentative Nazionali, forse perchè spesso si tratta di dimostrare chi è la squadra migliore in una grande competizione. 
Il confronto tra Italia e Germania è l'esempio principale da proporre. Le due Nazionali si sono affrontate spesso, con una leggera prevalenza azzurra. Alle due nazionali appartiene la storica partita dei Mondiali in Messico nel 1970, in Italia conosciuta come Italia-Germania 4-3, ma passata alla storia come "Partido del Siglo" ossia "Partita del Secolo".
Il quarto di finale degli Europei 2016 ha messo nuovamente di fronte le due squadre nazionali. Due percorsi molto diversi per queste squadre. La Germania, ormai dal 2002 si trova fissa tra le prime quattro squadre ai mondiali mentre in campo europeo arriva regolarmente alle semifinali dal 2008. Altro particolare non trascurabile, arriva all'Europeo da Campione del Mondo, dopo aver umiliato i brasiliani a domicilio con un devastante 7-1 e piegato i rivali argentini in finale. Diverso il percorso degli azzurri. Campioni del Mondo sotto il cielo di Berlino nel 2006, gli ultimi due Mondiali hanno portato umilianti eliminazioni al primo turno mentre gli Europei hanno mostrato un andamento leggermente migliore, complice anche la finale di Kiev del 2012.
Motivazioni che si incrociano per Germania e Italia. La Germania vuole legittimare la superiorità mondiale con la vittoria nel campionato continentale, bissando la doppietta del 1972-1974. L'Italia vuole riscattarsi dall'opacissimo mondiale brasiliano e da un cono d'ombra nel quale il movimento calcistico italiano si trova da alcuni anni senza riuscire ancora ad uscirne. 
La vittoria dell'Italia sulla Spagna nei quarti, legittima la squadra azzurra ad ambire al successo continentale. Resta tuttavia l'incrocio nei quarti contro la Germania e, in prospettiva, forse la Francia in semifinale. Non propriamente un cammino agevole. La Germania aspettava una fra Spagna e Italia: giocare contro la Spagna avrebbe avuto l'aria di una resa dei conti dopo gli incroci nella finale dell'Europeo 2008 e nella semifinale del 2010, entrambe vinte dagli spagnoli. Affrontare l'Italia, per la Germania è giocare contro la storia stessa, contro una bestia nera in fin dei conti. 
Queste sono le premesse alla partita, una partita da giganti del Calcio. L'inizio della partita sembra seguire la trama di tanti scontri tra le due nazionali. La Germania attacca di forza cercando di far prevalere la potenza della squadra; l'Italia aspetta, solida nella sua difesa pronta a ripartire a razzo. Di per sè, non sarebbe brutto da vedere. Sta di fatto che dopo 10-15 minuti, i tedeschi smettono con la truculenza e iniziano a tessere una rete di passaggi precisi ma senza frenesia. Gli azzurri spezzano la rete di conseguenza e cercano varchi nei tedeschi. Siamo lontani da azioni veloci, frenetiche. Ma lo spettatore sente salire pian piano una tensione interiore nell'osservare la partita quasi che da un momento all'altro qualcosa possa succedere. Non c'è una precisa superiorità di una squadra rispetto all'altra, ma c'è uno studio continuo, quasi che la partita si possa decidere sull'unico errore che potrà capitare ad una delle due.
Passa un tempo di profondo confronto tra azzurri e tedeschi. Notando che i tedeschi sono campioni mondiali, stupisce la tremenda attenzione tattica azzurra che praticamente non concede varchi. Paradossalmente tocca all'arbitro rompere indirettamente l'equilibrio quando in tre minuti rifila tre cartellini gialli agli azzurri. Questo rompe probabilmente quel tanto la concentrazione da azzurra da offrire un varco in area ai tedeschi, sui quali Hector s'avventa come un falco per un assist in area a Ozil. Uno scatto da cobra e la palla è in rete per il vantaggio tedesco al 65'. 
L'equilibrio spezzato chiederebbe agli azzurri di portarsi all'attacco. Qui si nota come Conte sia un degno allievo del suo maestro Marcello Lippi che ai tempi del suo primo passaggio sulla panchina della Juventus, indicava come importante la capacità di una squadra a cambiare modulo anche durante la partita. Semplice a dirsi, meno a porlo in pratica. Il 3-5-2 tattico azzurro deve passare ad un più offensivo 3-4-3. Il passaggio non è semplice e si nota. Inoltre, prima di registrare gli automatismi i tedeschi cercano di chiudere la partita quando al 71' Mario Gomez cerca con un colpo di tacco di beffare Buffon. Ma Buffon è immenso ancora una volta come già contro la Spagna su Piquè: il riflesso è d'acciaio, la classe infinita, il pallone viene mandato fuori. Gli azzurri sono ancora vivi. Lo scampato pericolo riporta gli azzurri avanti e i tedeschi paiono sentire mentalmente il contraccolpo. Capita così che al 78' su un calcio d'angolo, Boateng si lanci in maniera decisamente scomposta per sovrastare Chiellini, intercettando il pallone. L'arbitro non ha dubbi: rigore. Sul dischetto si presenta Bonucci che glacialmente fulmina Neuer ristabilisce l'equilibrio sull'1-1. 
Ricomincia il confronto tattico tra le due squadre, che inevitabilmente si propaga nei supplementari. Gli azzurri appaiono più stanchi dei tedeschi, ma prevale la determinazione e lo stoicismo. I tedeschi, continuano con la serie di passaggi ma non riescono ad affondare i colpi verso Buffon. Appena entrato Insigne prova a generare un pò di scompiglio e forse avrebbe meritato più tempo a disposizione. Ma è giusto un forse. Sta di fatto che le due squadre si controllano e si annullano di conseguenza. Poste tali basi, la partita si conclude sull'1-1 dopo 120' di battaglia fisica e tattica. 
La lotteria dei rigori per un momento sembra sorridere gli azzuri, ma gli errori dal dischetto chiudono in pareggio la serie regolare dei cinque rigori a testa. Nella serie di rigori ad oltranza, all'errore italiano corrisponde il rigore decisivo tedesco. I tedeschi passano in semifinale, per gli azzurri l'Europeo si conclude a Bordeaux.
Non si possono dare colpe agli azzurri per l'eliminazione, ne tanto meno infierire sui rigoristi per averli calciati male o fuori o male. Nel corso della partita regolamentare, l'Italia ha tenuto testa alla Germania, subendola a tratti ma sapendola anche mettere sotto tatticamente. Resta il rammarico, ma ci sono state altre eliminazioni causate dall'insipienza di gioco azzurro ben più gravi. In questa manifestazione, gli azzurri hanno dato tutto senza se e senza ma. E questa Germania-Italia si colloca nell'eccellenza di una rivalità che continuerà sempre a rappresentare un classico del gioco del calcio.

Emanuele M. Cattarossi