La storia della disciplina calcistica ricorda volentieri partite incredibili, storiche o addirittura "epiche". Scontri fra club nazionali o rivalità internazionali, non mancano le partite e, di conseguenza, le storie da raccontare. Tutto pare aumentare nel confronto tra rappresentative Nazionali, forse perchè spesso si tratta di dimostrare chi è la squadra migliore in una grande competizione.
Il confronto tra Italia e Germania è l'esempio principale da proporre. Le due Nazionali si sono affrontate spesso, con una leggera prevalenza azzurra. Alle due nazionali appartiene la storica partita dei Mondiali in Messico nel 1970, in Italia conosciuta come Italia-Germania 4-3, ma passata alla storia come "Partido del Siglo" ossia "Partita del Secolo".
Il quarto di finale degli Europei 2016 ha messo nuovamente di fronte le due squadre nazionali. Due percorsi molto diversi per queste squadre. La Germania, ormai dal 2002 si trova fissa tra le prime quattro squadre ai mondiali mentre in campo europeo arriva regolarmente alle semifinali dal 2008. Altro particolare non trascurabile, arriva all'Europeo da Campione del Mondo, dopo aver umiliato i brasiliani a domicilio con un devastante 7-1 e piegato i rivali argentini in finale. Diverso il percorso degli azzurri. Campioni del Mondo sotto il cielo di Berlino nel 2006, gli ultimi due Mondiali hanno portato umilianti eliminazioni al primo turno mentre gli Europei hanno mostrato un andamento leggermente migliore, complice anche la finale di Kiev del 2012.
Motivazioni che si incrociano per Germania e Italia. La Germania vuole legittimare la superiorità mondiale con la vittoria nel campionato continentale, bissando la doppietta del 1972-1974. L'Italia vuole riscattarsi dall'opacissimo mondiale brasiliano e da un cono d'ombra nel quale il movimento calcistico italiano si trova da alcuni anni senza riuscire ancora ad uscirne.
La vittoria dell'Italia sulla Spagna nei quarti, legittima la squadra azzurra ad ambire al successo continentale. Resta tuttavia l'incrocio nei quarti contro la Germania e, in prospettiva, forse la Francia in semifinale. Non propriamente un cammino agevole. La Germania aspettava una fra Spagna e Italia: giocare contro la Spagna avrebbe avuto l'aria di una resa dei conti dopo gli incroci nella finale dell'Europeo 2008 e nella semifinale del 2010, entrambe vinte dagli spagnoli. Affrontare l'Italia, per la Germania è giocare contro la storia stessa, contro una bestia nera in fin dei conti.
Queste sono le premesse alla partita, una partita da giganti del Calcio. L'inizio della partita sembra seguire la trama di tanti scontri tra le due nazionali. La Germania attacca di forza cercando di far prevalere la potenza della squadra; l'Italia aspetta, solida nella sua difesa pronta a ripartire a razzo. Di per sè, non sarebbe brutto da vedere. Sta di fatto che dopo 10-15 minuti, i tedeschi smettono con la truculenza e iniziano a tessere una rete di passaggi precisi ma senza frenesia. Gli azzurri spezzano la rete di conseguenza e cercano varchi nei tedeschi. Siamo lontani da azioni veloci, frenetiche. Ma lo spettatore sente salire pian piano una tensione interiore nell'osservare la partita quasi che da un momento all'altro qualcosa possa succedere. Non c'è una precisa superiorità di una squadra rispetto all'altra, ma c'è uno studio continuo, quasi che la partita si possa decidere sull'unico errore che potrà capitare ad una delle due.
Passa un tempo di profondo confronto tra azzurri e tedeschi. Notando che i tedeschi sono campioni mondiali, stupisce la tremenda attenzione tattica azzurra che praticamente non concede varchi. Paradossalmente tocca all'arbitro rompere indirettamente l'equilibrio quando in tre minuti rifila tre cartellini gialli agli azzurri. Questo rompe probabilmente quel tanto la concentrazione da azzurra da offrire un varco in area ai tedeschi, sui quali Hector s'avventa come un falco per un assist in area a Ozil. Uno scatto da cobra e la palla è in rete per il vantaggio tedesco al 65'.
L'equilibrio spezzato chiederebbe agli azzurri di portarsi all'attacco. Qui si nota come Conte sia un degno allievo del suo maestro Marcello Lippi che ai tempi del suo primo passaggio sulla panchina della Juventus, indicava come importante la capacità di una squadra a cambiare modulo anche durante la partita. Semplice a dirsi, meno a porlo in pratica. Il 3-5-2 tattico azzurro deve passare ad un più offensivo 3-4-3. Il passaggio non è semplice e si nota. Inoltre, prima di registrare gli automatismi i tedeschi cercano di chiudere la partita quando al 71' Mario Gomez cerca con un colpo di tacco di beffare Buffon. Ma Buffon è immenso ancora una volta come già contro la Spagna su Piquè: il riflesso è d'acciaio, la classe infinita, il pallone viene mandato fuori. Gli azzurri sono ancora vivi. Lo scampato pericolo riporta gli azzurri avanti e i tedeschi paiono sentire mentalmente il contraccolpo. Capita così che al 78' su un calcio d'angolo, Boateng si lanci in maniera decisamente scomposta per sovrastare Chiellini, intercettando il pallone. L'arbitro non ha dubbi: rigore. Sul dischetto si presenta Bonucci che glacialmente fulmina Neuer ristabilisce l'equilibrio sull'1-1.
Ricomincia il confronto tattico tra le due squadre, che inevitabilmente si propaga nei supplementari. Gli azzurri appaiono più stanchi dei tedeschi, ma prevale la determinazione e lo stoicismo. I tedeschi, continuano con la serie di passaggi ma non riescono ad affondare i colpi verso Buffon. Appena entrato Insigne prova a generare un pò di scompiglio e forse avrebbe meritato più tempo a disposizione. Ma è giusto un forse. Sta di fatto che le due squadre si controllano e si annullano di conseguenza. Poste tali basi, la partita si conclude sull'1-1 dopo 120' di battaglia fisica e tattica.
La lotteria dei rigori per un momento sembra sorridere gli azzuri, ma gli errori dal dischetto chiudono in pareggio la serie regolare dei cinque rigori a testa. Nella serie di rigori ad oltranza, all'errore italiano corrisponde il rigore decisivo tedesco. I tedeschi passano in semifinale, per gli azzurri l'Europeo si conclude a Bordeaux.
Non si possono dare colpe agli azzurri per l'eliminazione, ne tanto meno infierire sui rigoristi per averli calciati male o fuori o male. Nel corso della partita regolamentare, l'Italia ha tenuto testa alla Germania, subendola a tratti ma sapendola anche mettere sotto tatticamente. Resta il rammarico, ma ci sono state altre eliminazioni causate dall'insipienza di gioco azzurro ben più gravi. In questa manifestazione, gli azzurri hanno dato tutto senza se e senza ma. E questa Germania-Italia si colloca nell'eccellenza di una rivalità che continuerà sempre a rappresentare un classico del gioco del calcio.
Emanuele M. Cattarossi

Nessun commento:
Posta un commento