mercoledì 7 dicembre 2016

Referendum 2016 - Aria di resa dei conti nel Centrodestra...

La vittoria del "No" al Referendum sulla riforma della Costituzione del 4 dicembre 2016, alza il sipario sull'ormai prossima resa dei conti nel Centrodestra. I segnali sono piuttosto inequivocabili. Nelle ultime settimane di campagna elettorale, un redivivo Berlusconi tornava a calcare gli schermi indicando la necessità di votare "No" per poi andare a votare quanto prima possibile. Scenario interessante, in cui il voto per il "No" non rappresentava il frutto di una conoscenza concreta sul testo referendario ma solo il casus belli per far saltare il governo e di conseguenza aprire la via alle elezioni. Strettamente parlando, Berlusconi giocava sullo stesso punto di Renzi indicando il Referendum come un test sul governo. Giochino già riuscito peraltro in occasione delle Regionali 2000 con D'Alema. In filigrana, però Berlusconi punta a ri-leggitimarsi come candidato del Centro-Destra alle elezioni politiche a venire. Le mosse sono visibili: alle amministrative di Roma non appoggiando la Meloni ma Marchini ha causato un mancato ballottaggio per il Centro-Destra e insieme l'occasione di assestare un colpo durissimo al Partito Democratico. Con il senno di poi, Berlusconi ha iniziato lì a minare il duo Salvini-Meloni lanciato alla conquista della leadership. Concentrandosi su Roma e decisamente meno su Milano, dove il Centro-destra presentava una coalizione unita nel sostegno a Stefano Parisi, nuovamente Berlusconi ha potuto far mancare la terra sotto i piedi di Salvini privandolo di un successo importante. 
Non a caso Salvini, la sera del referendum, è stato un fulmine ad attribuirsi la vittoria nel Fronte del "No", a chiedere le dimissioni di Renzi e le elezioni anticipate. La fretta è dovuta dalla necessità di mostrarsi da subito come il volto del candidato del Centrodestra alle prossime Elezioni. Nel centrodestra così già s'intravedono due linee: 
- Salvini premier e Lega forza conduttrice con un programma populista e antieuropeista;
- Berlusconi premier, coalizione di centrodestra più larga possibile, programma basato su promesse di riduzione fiscale.
Al momento, Salvini ha fatto un primo errore chiedendo le primarie del Centrodestra. Da Berlusconi non le otterrà facilmente. Fosse per il buon Silvio manco ci sarebbero. Ma gli equilibri sono mutati rispetto al 2013. Per certo, dimissionando la figura di Stefano Parisi, Berlusconi ha fatto capire che il leader, almeno in Forza Italia, rimane lui. Ci sono poi alcune frecce nel suo arco:
- giocare sui risultati, definiti già disastrosi, dei tre governi, Monti-Letta-Renzi, venuti dopo il suo dal 2011;
- proporsi come figura conciliante, di dialogo e d'esperienza al contrario di Salvini.
Tale strategia, porterebbe anche al recupero di tanti pezzi di centrodestra in diaspora dal 2013: Fitto, l'UDC, Alfano financo Verdini. Operazione che certo non interessa e neanche riuscirebbe a Salvini.
Resta l'incognita del fisico di Berlusconi, molto provato. Non è da poco, visto l'impegno della campagna elettorale.
Salvini dal canto suo può solo rinsaldare l'alleanza con Fratelli d'Italia e forse altri gruppi a destra. Ma il suo messaggio di protesta non è riuscito finora a sfondare: l'antieuropeismo in Italia funziona fino ad un certo punto, ossia fintanto che va a toccare il lato economico e di riflesso fiscale. 
Il Centrodestra pare dunque avviato ad una resa dei conti: per Berlusconi quanto per Salvini si tratta dell'ultima chiamata. Per Berlusconi è l'ultimo treno della vita probabilmente, mentre per Salvini perdere vorrebbe dire rimettere tutta la Lega in discussione. Tuttavia sia per Berlusconi che per Salvini le preoccupazioni non vengono dal centrosinistra. In una corsa a due, il centrodestra prevarrebbe al di là dei sondaggi vista la crescente disaffezione all'azione di governo esercitata da Renzi. Il problema principale proviene dal confronto con il Movimento 5 Stelle, realtà politica ormai consolidata e con l'obiettivo di governo.

Emanuele M. Cattarossi

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