
Dopo due cosiddette giornate del turno eliminatorio dei Campionati Europei, il lettore che distrattamente avesse dato un occhio all'onnipresente organigramma di svolgimento dell'evento si sarebbe accorto di un particolare decisamente curioso: nell'imbuto che dagli ottavi, tramite pazzoidi accoppiamenti in nome della copertura televisiva, portavano fino alla finale spiccava un solo nome certo e definito, ossia "Italia".
Robe da cadere dalla sedia. No, purtroppo no: non ci siamo abituati. Succede così raramente, agli Europei ricordo la progressione del 2000; ai Mondiali possiamo indicare Italia 1990, e più indietro Argentina 1978. Neanche nel 2006 andò così bene, meno che mai a USA 1994 (un partitone epico contro... la Norvegia), e tacciamo le ultime partecipazioni mondiali. Agli Europei nel 2008 cominciammo purgati a dovere dall'Olanda, beffati dalla Romania prima di rifarci sulla Francia. L'Italia è così: mai banale, sempre con un piede o mezzo piede nella fosse, sempre un filo di apprensione. Al che ci si chiede chi siano questi della Nazionale di Conte: tedeschi travestiti? Francesi con passaporto falso? Argentini sotto mentite spoglie?
E invece no sono proprio italiani. La prima partita contro il Belgio aveva lasciato un sorriso dolce per avere dato una sonora lezione alla prosopopea venuta dalle Fiandre. Serenamente presi e rispediti dietro la lavagna. La seconda partita contro la Svezia invece a presentato un tema decisamente diverso.
Poco da fare: gli Svedesi non sono Belgi, ergo non sono fessi. La Svezia calcisticamente possiede un blasone leggermente più ricco di quello belga, ma come individualità l'unico talento indiscusso è Ibrahimovic. Intorno a questo rapace dell'area una squadra di onesti giocatori, ma per l'appunto onesti e non di più. Onesti quanto l'Italia, che però qualche talento in più ce l'ha.
La partita di conseguenza si sviluppa su binari neanche troppo inaspettati. L'Italia, dopo la vittoria con il Belgio, può chiudere la qualificazione con una vittoria. La Svezia, dopo il pareggio con l'Irlanda, ha bisogno di una vittoria per coltivare speranze di passaggio del turno. Le due oneste compagini avevano dunque due possibilità di gioco. La prima, nell'affrontare a viso aperto la partita e l'avversario, velocità e passaggi, corsa e determinazione. Caratteristiche del Belgio (e infatti s'è visto...), della Spagna, dell'Olanda (manco qualificata...), del Portogallo (che rischia l'eliminazione), se si vuole anche di Germania e Francia... E di conseguenza le oneste compagini di Italia e Svezia decidono di fare il contrario. Ne nasce una partita difficile, arroccata sulle rispettive difese, puntata agli eventi del momento.
In effetti è la partita più congeniale secondo un decalogo calcistico che non fa mai male riprendere: primo non prenderle. Per l'Italia il comandamento è d'obbligo: la difesa è il punto forte della squadra, centrocampo e attacco devono maturare. Per la Svezia è un impostazione prefissata: avere Ibrahimovic davanti permette di pensare "diamogli la palla, qualcosa vien fuori, come quel colpo tacco in Portogallo nel 2004", aver visto Italia-Belgio porta naturalmente a cercare di intasare gli spazi neanche gli svincoli dell'autostrada per Rimini nei weekend estivi.
Nasce così una partita che non è difficile da commentare, perchè per un tempo non succede niente di niente. Oddio, i commentatori sciorinano continue possibilità di gioco per chi è campo; chi è in campo si rende più concretamente conto che non si capisce per dove si passa. L'immagine di questo gioco è Florenzi, schierato sulla sinistra da Conte in luogo di Darmian. Florenzi è onesto, ci prova a dare un pò di corsa, della serie "chissà se prendendoli in controtempo". In realtà niente, gli onesti svedesi hanno preparato la partita con le istruzioni dell'Ikea, e non si scappa. Di conseguenza, il taccuino rimane vuoto a parte qualche indicazione sul cielo sereno.
Il secondo tempo inizia con nuove motivazioni, che durano il tempo di battere il calcio d'inizio. E già ci si immagina lo spettatore che freme, allo stadio o alla TV. Il motivo è chiaro: queste partite così bloccate vedono una o due occasioni, forse tre o quattro. Sono affidate a guizzi, ad azioni giocate proprio mentre ci si è distratti un momento oppure si è andati a prendere qualcosa al frigo. Per la Svezia, le speranze affidate ad Ibrahimovic sono bloccate dalla difesa azzurra, Chiellini in primis. Ma anche Bonucci e Barzagli fanno buona guardia. E sorge una domanda: ma non è che per caso Buffon usa un guanto giallo e uno viola appunto perchè non ne ha altri con se? Ecco perchè la difesa si danna l'anima, non per non far segnare l'avversario ma per preservare i guanti di Buffon: se li sciupa poi come fa?
Poi qualcosa per la gioia di tutti in qualche maniera succede. Verso il 73' la difesa azzurra compie l'unico svarione lasciando a Ibrahimovic mentre un pallone crossato da sinistra arriva sui suoi piedi. Con Buffon fuori causa, sembra fatta per la Svezia. Invece capita che il piede di Ibrahimovic impattando il pallone lo spedisca in orbita, anzichè in porta. Vista la situazione, qualcuno telefona alla NASA avvertendo di girare i telescopi verso le lune di Saturno per individuare il pallone calciato alto da Ibrahimovic. Fortunatamente per gli azzurri, Ibrahimovic era pure in fuorigioco. Così qui finisce la partita della Svezia, l'unica palla buona alla stelle.
Qui comincia la seconda partita degli azzurri, che paiono rendersi conto di non aver ancora tirato in porta. Così giusto per capire come si fa l'elegante e onesto Parolo su una palla invitante mostra doti d'elevazione degne di nota e manda il pallone ad affrancare la traversa avversaria all'80'. La porta svedese trema a questo tiro, le vibrazioni vengono avvertite fino a Lulea, nel nord che più nord non si può della Svezia. Gli svedesi a questo sperano che gli azzurri abbiamo sprecato la loro di possibilità. L'illusione dura otto minuti, quando Chiellini decide che Ibrahimovic è ormai bollito. Di conseguenza il buon Giorgio si spinge in avanti, visto mai che capiti qualcosa. Ennesimo pallone fuori campo, rimessa con le mani azzurra ad opera di Chiellini. Pallone per Zaza, che lo difende e lo passa non si sa come a Eder. In quel momento la partita scoppia: Eder tranquillo e silente per il fastidio di molti tifosi, parte come una falciatrice impazzita in mezzo al campo. Due difensori svedesi, vengono lasciati sul posto piantati in asso, un terzo vedendo la scena rimane terrorizzato e non azzarda niente più. Altri due giocatori svedesi, prima osservano stupiti la scena poi accennano una corsetta, ma giusto per scena. Così Eder, giunto al punto esplode il destro che va ad insaccarsi. 88' minuto, delitto perfetto degli azzurri. Passaggio del turno garantito.
La vittoria del Belgio contro gli irlandesi, consegna matematicamente anche il primato del girone. Gli onesti svedesi, mentre Ibrahimovic cerca in cielo quell'unico pallone buono, rimangono con un pugno di mosche ed è difficile prevedere una riscossa all'ultima partita. Per gli azzurri classiche critiche al gioco espresso in campo. Ma va detto che nel calcio esistono anche queste partite, non soltanto il tiki-taka spagnolo o la truculenza tedesca. Intanto però gli azzurri possono tirare il fiato nell'ultima partita mentre tutte le altre compagini sono chiamate ad un ulteriore sforzo per assicurarsi il piazzamento migliore se non già un insperato passaggio del turno. Sotto determinati aspetti un piccolo vantaggio. Potrebbe anche rivelarsi decisivo...
Emanuele M. Cattarossi
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