La distribuzione da parte di un quotidiano italiano del Mein Kampf di Adolf Hitler ha sollevato una serie di polemiche in merito alla commercializzazione del volume, al punto da provocare un messaggio diretto del Presidente del Consiglio dei Ministri via twitter per deprecarne l'iniziativa.
Per iniziare a comprendere l'affaire creato da da questa iniziativa occorre anzitutto tener presente che le polemiche sorgono secondo alcuni punti:
- il Mein Kampf di Adolf Hitler viene considerato come il testo principale di riferimento dell'ideologia nazista;
- le tematiche trattate individuano chiaramente come nemico della Germania il comunismo e gli ebrei
- i toni anti-ebraici sono considerati come base portante per le decisioni note come "Soluzione finale".
Conseguentemente serve Mein Kampf venne pubblicato nel 1925. Adolf Hitler lo scrisse durante la prigionia a Landsberg am Lech in seguito agli eventi del cosidetto Putsch della Birreria a Monaco di Baviera nel 1923. Intitolato da Hitler come Quattro anni e mezzo di lotta contro menzogna, stupidità e codardia, al libro venne dato un titolo più accessibile quale Mein Kampf ossia La mia battaglia. Il Mein Kampf rimane l'unica opera a firma di Hitler, salvo un seguito redatto nel 1928, ma scoperto solo nel 1958 e pubblicato postumo nel 2003. Ben altra sarà la produzione scritturistica di personaggi contemporanei: cresciuto come giornalista, Mussolini affiderà spesso e volentieri la lettura del momento storico attraverso la carta stampata, al punto che l'edizione delle sue opere raggiunge i 44 volumi d'estensione; Winston Churchill, otterrà nel 1953 il Premio Nobel per la Letteratura per la sua monumentale La seconda Guerra Mondiale (1948-1954), ma non meno importante sono i quattro tomi di Storia dei Popoli di Lingua inglese (1956-1959). La distribuzione del Mein Kampf ebbe un discreto risultato fino al 1933, ma dopo la presa del potere nazista in Germania il testo venne stampato in milioni di copie. Tali copie, dopo la sconfitta della Germania furono in larghissima parte distrutte. I diritti d'autore passarono in larga parte alla Baviera, con una serie di eccezioni spesso fonte di contestazione. La scadenza dei settant'anni per i diritti d'autore nel 2015, ha posto il problema di una possibile ripubblicazione del testo.
In Italia, traduzioni del Mein Kampf circolarono durante il fascismo a partire dal 1934. Dopo la guerra, vi furono edizioni limitate ad opera di piccole case editrici. Non è difficile ritrovarle specie seguendo il circuito di librerie remainder, anche se forse la versione migliore appartiene alla Kaos Edizioni, non propriamente una casa editrice schierata a destra. La distribuzione come allegato ad un quotidiano venduto su base nazionale ne pone problematiche in merito all'opportunità di tale operazione. La giustificazione addotta appare un classico: "conoscere per capire".
Ora, conoscere o non conoscere il Mein Kampf non cambia il giudizio storico sulla Seconda Guerra Mondiale, sul nazismo e sull'Olocausto. Semmai nel Mein Kampf vengono delineate le linee forti su cui il partito nazista poggerà la sua condotta politica e si scorgerà il tentativo di una strategia politico-militare a tratti ravvisabile nel secondo conflitto mondiale. Con chiarezza s'indicherà nel popolo ebraico il vero nemico che aveva causato la sconfitta tedesca nel primo conflitto mondiale.
Pubblicare il Mein Kampf, o meglio ri-pubblicarlo dandogli una diffusione nazionale, costituisce tuttavia l'ennesimo tassello di un cambio di prospettiva nell'approcciare la figura di Adolf Hitler e del nazismo. Se Ira Levin nel 1976, con il suo I Ragazzi venuti dal Brasile incuteva nel lettore il timore di una possibile "rinascita" di Hitler, nel 2001 Maurizio Cattelan con la sua opera Him raffigura un Hitler in ginocchio e in devota preghiera. Cambio di prospettiva non indifferente se seguiamo la più recente cinematografia sul personaggio: nel 2004, tocca a Bruno Ganz impersonare Hitler nel film La Caduta, marcatamente storico; ma nel 2009 il film Bastardi senza Gloria di Quentin Tarantino arriva a rappresentare un immaginario e riuscito attentato a Hitler; nel 2015, Lui è tornato di David Wnendt offre una prospettiva inedita, surreale a tratti per la caratterizzazione del personaggio.
Si potrebbe quindi provare ad approcciare nuovamente il Mein Kampf, alla luce di una nuova prospettiva sul personaggio. Tuttavia il Mein Kampf possiede un problema al suo interno, nell'indicare le cause della decadenza della Germania ad opera di un fantomatico complotto ebraico-comunista. Per spiegare il versante "comunista", si può dire che viveva sicuramente in Hitler il ricordo dell'inverno 1918-1919 con la fondazione del Partito Comunista Tedesco e il tentativo "Spartachista" di presa del potere. Allo stesso momento anche lo stabilimento della Repubblica Sovietica Ungherese, aumento le preoccupazioni di un allargamento della Rivoluzione Rossa dalla Russia a tutta l'Europa. Il versante "ebraico" invece proviene dall'uso dei cosiddetti Protocolli dei Savi di Sion: un falso documentario così falso da essere preso costantemente per vero. Pubblicato agli inizi del XX secolo nella Russia Zarista, questi "Protocolli..." indussero una visione assolutamente negativa degli ebrei tesa a suggerire un complotto internazionale per impadronirsi del mondo. Un falso smascherato già agli inizi degli anni venti mentre però Hitler già ne riverberava i contenuti nel Mein Kampf.
Di conseguenza, il Mein Kampf propone una battaglia politica tra nazismo e comunismo basandola però su premesse assolutamente infondate. Appare evidente che nell'approcciarsi alla lettura di un testo così particolare occorre un minimo di preparazione ulteriore sull'argomento. Preparazione che però risulta saltata a piè pari da una distribuzione nazionale, che deroga tutta la necessaria impostazione critica al motto "conoscere per capire". Non proprio la scelta migliore per favorire la "conoscenza" ma sicuramente un abile trovata pubblicitaria legata a logiche di marketing. Con buona pace di un periodo storico sempre più indicato come "Guerra Civile Europea" (1914-1945), portatore di disastri e orrori della peggior specie, su cui la tragedia Olocausto rimane silenzioso accusatore di una follia senza giustificazioni per via di "conoscenza". A volte non serve ripubblicare libri con i giornali, a volte basterebbe studiare di più...
Emanuele M. Cattarossi
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