
Capita di riprendere vecchie idee e mai sopiti interessi.
Tolkien e Il Signore degli Anelli è
una di queste. Così mi permetto qualche piccola considerazione sulla Battaglia
dei Campi del Pellenor (15 marzo 3019 T.E.) e su alcune sue possibili fonti
d'ispirazione. Battaglia epica, avvincente per le continue sorprese e
capovolgimenti di fronte. Una battaglia dura e rabbiosa, in cui eserciti
dell'Ovest e armate di Mordor non risparmiano un fiato. Alla fine, una vittoria
per gli eserciti dell'Ovest e una sconfitta per Sauron. Paradossalmente però,
stando alle parole del Sovrintendente Denethor "potrete trionfare per un
giorno sui campi del Pellenor ma contro l'Oscuro Potere che è sorta non vi è
speranza" (cito a memoria, scusate gli errori), i vincitori si ritrovavano
con una "Vittoria di Pirro" e i perdenti con un piccolo intoppo nella
loro marcia di conquista della Terra di Mezzo. Chi ricorda l'"Ultimo
Consiglio" ha ben presente come la riunione mise in luce i limiti della
vittoria sul Pellenor. Basti vedere solamente qualche dato circa la
"conta" delle forze "esca" da lanciare contro Cirith
Gorgor. Prendiamo ad esempio i Rohirrim: questi erano arrivati sul Pellenor con
6000 cavalieri circa, mentre Theoden avrebbe voluto portarne 10000; dopo il
Pellenor, Eomer ha in tutto 4000 uomini circa di cui 500 appiedati (Eomer
porterà 500 cavalieri e 500 fanti al Cancello Nero mentre il maresciallo
Elfhelm resterà a Minas Tirith con 3000 cavalieri).
Per gli altri 6000 uomini portati al Cancello Nero forniti
interamente da Gondor basterebbe la battuta del principe Imrahil: un esercito
che rappresentava appena l'avanguardia degli eserciti di Gondor al massimo
splendore. Un modo molto efficace di dire che Gondor aveva toccato il fondo del
barile.
Una vittoria inutile il Pellenor? Non del tutto ma gli
effetti erano piuttosto limitati. La distruzione dell'armata di Angmar generò
un momento di impasse nella strategia di Sauron e sono proprio questi momenti a
spostare le iniziative e i rapporti di forza. Certamente Sauron non perse tempo
a radunare altre forze. Il primo attacco era la punta di lancia ma le
disponibilità di Mordor in fatto di "orchi, orchetti e orcacci"
parevano infinite.
Purtuttavia i risicati vantaggi del Pellenor furono
sfruttati dai capitani dell'Ovest: l'Ithilien era svuotato dai nemici e Aragorn
l'attraversò con relativa facilità, sia pure aiutato dalla strategia di Sauron
che raccolse le sue forze a Cirith Gorgor. L’intento generale era di offrire
una possibilità al portatore dell’Anello per attraversare le pianure di
Gorgoroth verso Monte Fato.
Ma mi accorgo che divago è faccio un salto indietro.
Torniamo alla tragica alba del 15 marzo 3018 T.E.: l'ariete Grond ha fatto il
suo dovere e le porte di Gondor sono andate a pezzi. Tecnicamente si potrebbe
dire che l'assedio di Gondor finisce qui: con il nemico dentro casa, la
resistenza dei Dunedain poteva prolungarsi anche a lungo in un disperato corpo
a corpo e casa per casa ma il destino di Minas Tirith era segnato (anche se le
mura di difesa di Minas Tirith erano sette, teniamo presente che la prima
cerchia era di quella roccia nera che rendeva impenetrabile Orthanc anche agli
Ent, che le mura andavano difese da qualcuno e che il morale dei difensori era
tutt'altro che allegro). Una cosa simile si era verificata al fosso di Helm
(3-4 marzo 3019 T.E.) con lo sfondamento dell'armata della Mano Bianca: i
difensori si erano divisi in due gruppi, Theoden e Aragorn nel Trombatorrione,
Eomer e Gimli alle Caverne Scintillanti. La carica finale di Theoden costituiva
un tentativo fiero, disperato ma anche suicida senza l'intervento di Gandalf,
Erkebrand e dei simpatici Ucorni.

Appunto, un assedio può venire risolto in due modi a favore
degli assediati. O gli assedianti tolgono il disturbo, causa troppe perdite.
Oppure arriva qualcuno da fuori a invitare gentilmente gli assedianti a
togliere il disturbo (e in questo, chi conosce Lo Hobbit ricorda come il caro Beorn fosse un maestro insuperabile
di bonton e gli orchi lo sapevano bene!).
Ora, l'esercito di Angmar non pareva aver voglia di mollare
la presa su Minas Tirith. L'entrata del grande capitano di Mordor nella città
sanciva un dato di fatto. L'estrema opposizione di Galdalf ai cancelli fa
pensare a quel Res ad triarios redit
(il compito sia affidato ai Triari) con cui le legioni romane si giocavano
l'ultima carta, quella dei veterani, in battaglie disperate. In questo caso si
potrebbe dire Res ad Gandalfem redit
(non mi piace Gandalf-em ma non trovo un accusativo adatto) ed in effetti ci si
giocava proprio l'ultima carta. Bello, stupendo ultimo duello che con qualche
amico appassionato di GiRSA abbiamo provato ad immaginare. Eppure questa grande
sfida non ci fu. Tolkien è fatto così: duelli ne vedi pochi (Eowyn - Angmar è
piuttosto particolareggiato) e i più particolari solo in parte (vedi
Gandalf-Balrog) o te li accenna (Eomer - capitano Uruk-hai). Così questo duello
non c'è, resterà appena nell'aria un'amichevole "vecchio pazzo" di
Angmar a Gandalf (al contrario Terry Brooks nel suo Le pietre magiche di Shannara non resisterà alla tentazione di un
duello tra il druido Allanon e il demone Dagda Mor).
Dunque, con lo sfondamento delle porte di Minas Tirith la
battaglia si poteva considerare perduta. Confrontando come altri scrittori
fantasy affrontano un tema simile ho notato che Brooks trascinerà la battaglia
di Tyrsis ne La Spada di Shannara
all'estremo ma senza speranza per gli uomini a meno di un avvenimento esterno.
Al contrario, Robert Howard (Cicli di Conan,
Celta, Kull di Valusia per intenderci) non gradisce gli assedi ma farà
sempre combattere i suoi eserciti in campo aperto. Vero è, passando al cinema,
che Ridley Scott nel film Le Crociate
immagina la rabbiosa resistenza cristiana alla breccia delle Mura di
Gerusalemme in uno degli scontri più rabbiosi del film. Ma lo stesso Baliano
lasciava intendere il bisogno di prendere tempo e infliggere più perdite
possibili per trattare con Saladino. Ma abbiamo già detto che quella mattina di
quel 15 marzo a Minas Tirith un simile pensiero non era da porsi. In quel
momento l'unico pensiero era "Vincere o morire" e lo sfondamento
delle porte rendeva sempre più probabile il "morire".
Ma, colpo di scena, arrivano i Rohirrim. Richiesti eppure
inattesi. Il loro arrivo sposta il baricentro dello scontro dalla città ai
campi del Pellenor. Si nota infatti che il principe di Dol Amroth conduce
all'esterno l'esercito di Gondor. La carica di Theoden richiama alla memoria
diversi scontri celebri della storia:
1) forse qualcuno avrà ricordato la Battaglia dei Campi
Catalaunici (giugno 431 d.c.) in cui all'esercito romano guidato dal generale
Ezio si unirono contingenti di barbari federati dell'Impero, tra cui i Visigoti
guidati dal loro re Teodorico I (da non confondere con l'altro Teodorico re
degli Ostrogoti), per combattere contro le orde unne guidate da Attila. Teodorico
I morirà in battaglia. Ricordando l'importanza dei Campi Catalaunici per
l'Occidente e raffrontando la morte di Theoden sul Pellenor con quella di
Teodorico I si notano diverse somiglianze;
2) qualcuno però ricorda pure la battaglia di Marengo (14 giugno
1800) che, dopo un iniziale successo degli austriaci nel mattino, venne
ribaltata a favore di Napoleone dall'arrivo provvidenziale di rinforzi francesi
guidati dal giovane generale Desaix. Desaix arrivò in tempo per far vincere la
battaglia a Napoleone ma anche per morire in quanto colpito durante una carica
e per rammaricarsi, ormai agonizzante, di non essere vissuto più a lungo per
compiere ancora più splendide imprese;
3) certo a Tolkien non dovevano essere sconosciute le
circostanze che portarono alla definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo (o
Belle Alliance, 18 giugno 1815), in quella che molti storici definiscono "La Battaglia". Di
fronte ai reiterati assalti francesi, Wellington e gli inglesi resistettero
strenuamente per tutta la giornata ma solo l'arrivo sul campo dei prussiani di
Blucher (e diversi errori dei comandanti francesi) decisero lo scontro. Ecco
dunque che "La
Battaglia" delle campagne napoleoniche si rispecchia in
una certa qual maniera in quella che diviene "La Battaglia" della
Guerra dell'Anello.
Certo Tolkien doveva ben sapere che una carica di
cavalleria, per quanto furiosa, non risolve in sè uno scontro anche se aiuta di
molto.

Qualcuno allora paragona la carica dei Rohirrim a quella
degli inglesi a Balaclava (25 ottobre 1854), ma esistono differenze notevoli. A
Balaclava, la Light Brigade inglese
caricò, ignara, batterie d'artiglieria russa le quali non si fecero troppe
domande a sparare coi cannoni sui cavalieri provocando una strage. Sul
Pellenor, i Rohirrim giungono inosservati (con tanti ringraziamenti a
Ghan-buri-ghan) e inaspettati. Quindi la carica può svilupparsi al massimo
della potenza. Il film mostra gli orchi preparare uno sbarramento a fronte
della carica di Theoden, mentre il testo lascia trasparire la completa sorpresa
dell'esercito nemico di fronte ai nuovi arrivati (si nota la rabbia del
comandante di cavalleria dei Sudroni e come lo stesso Angmar lasci le porte di
Minas Tirith per fronteggiare i nuovi arrivati). Certo se l'esercito di Mordor
avesse avuto sentore dell'arrivo dei Rohirrim forse avrebbe preparato una degna
accoglienza. Uno sguardo alle battaglie di Stirling (1297) Crecy (26 agosto
1346), Nicopoli (25 settembre 1396) e Azincourt (25 ottobre 1415) ci insegna
come la cavalleria potesse essere battuta da schieramenti con arcieri decisi
oppure esaurirsi man mano che procedevano dando all'avversario attimi per
approfittarne.
E quest'ultimo è il caso che Eomer si trovò ad affrontare
quando viene annunciato l'arrivo delle navi di Umbar. L'Atlante della Terra di
Mezzo di Tolkien suggeriva una stima di 45000 soldati per l'esercito di Mordor
(ma è una stima di favore, si potrebbe alzare il numero anche a 60000 e più).
Dallo schema della battaglia si potrebbe dire che con la morte di Angmar e la
folle carica al grido di "Morte" di Eomer il primo scaglione di
Morgul fosse stato spazzato via insieme a buona parte degli Esterling e
Haradrim. Pertanto la mossa di Gothmog, luogotenente di Morgul, di lanciare la
riserva (circa 10000 soldati) sia come un forzare la partita. Ad un certo punto
la carica dei Rohirrim si arresta e attorno a Eomer dovevano esserci forse un
migliaio di cavalieri della Prima Eored, mentre le altre due erano impegnate in
altri scontri. Vedendo la posizione di Eomer, a un miglio dagli approdi di Harlond,
viene da pensare che si stesse preparando ad un’ultima carica contro gli uomini
di Umbar. Furbo tatticamente Eomer nel cercare di cogliere il nemico nel
momento stesso in cui, appena sbarcato, si trova ancora disorganizzato.
Fortunato Eomer visto che da quelle navi sbarca a sorpresa Aragorn.
Dunque, rileggendo il testo del Pellenor una domanda che mi
sono posto è: per descrivere una battaglia così intricata, con tanti colpi di
scena, avvincente, mai banale, e soprattutto così veritiera, Tolkien dov'è
andato a trarre ispirazione? Bastano saghe nordiche o germaniche a spiegare il
tutto?
Esiste un particolare animale nella Terra di Mezzo che,
oltre a suscitare sogni ad occhi aperti nel prode Sam Gamgee, provoca stupore,
paura e terrore in chi si trova a doverlo affrontare. Detto animale viene
chiamato Mumakil o Olifante. La presenza di questo particolare animale sui
campi del Pelennor fa riflettere alquanto.
Torniano allo svolgimento della battaglia sui Campi del
Pelennor: Eomer ha lanciato i Rohirrim in una carica folgorante al grido di
"morte" ma la stessa sua furia rischiava di metterlo ora in grave
difficoltà. I Rohirrim, dopo aver travolto lo schieramento nemico e facendo
strage tra i Sudroni, si trovano alle prese con un "piccolo"
inghippo: i Mumakil appunto (e chi ha visto il film capisce quanto la parola
"piccolo" sia ironica...). Leggo il libro: "...dove si trovavano
i Mumakil i cavalli si rifiutavano di andare, impennandosi e deviando così che
i grossi mostri restavano imbattibili..." permettendo così ai Sudroni di
riorganizzarsi vicino ad essi.
Certo nel film vediamo Eowyn e Meriadoc lanciarsi a testa
bassa verso di essi, stendendone alcuni con precisi colpi ai tendini. Tuttavia
Tolkien immaginò con grande realismo la difficoltà di chiunque ad attaccare
questi bestioni: gli stessi uomini di Faramir ne Le due Torri cercano inutilmente di abbatterne uno a frecce ma
questi scappa via e se ne perdono velocemente le tracce.
In effetti, gli Elefanti da Guerra in genere sono sempre
stati un cliente difficile sui campi di battaglia dell'antichità. Difficile sia
per chi li affronta che per chi li porta. A Eraclea (280 a.c.) e ad Ascoli
Satriano (279 a.c.) le legioni romane si trovarono per la prima volta gli
elefanti e non sapevano come affrontarli: il risultato fu di due vittorie per
Pirro e romani in fuga. A Zama (o Naraggara, ottobre 202 a.c.) Scipione pone
davanti al suo schieramento una fila di uomini con tamburi, strumenti a
percussione, trombe, i quali avranno il compito di fare un tale rumore da
spaventare gli elefanti che Annibale dispone. In battaglia Annibale ordina
l’assalto degli elefanti, i quali, giunti in prossimità dello schieramento
romano, vengono spaventati dal tremendo rumore e, come impazziti, tornano sui
loro passi andando a travolgere proprio le truppe di Cartagine e finendo
addirittura addosso alla cavalleria numida. Alcuni elefanti, effettivamente,
penetrano tra le file dei romani, ma lo schieramento predisposto da Scipione fa
in modo che gli enormi pachidermi attraversino corridoi lasciati aperti. Ma
comunque si nota che gli Elefanti non vengano eliminati ma messi fuori causa in
un’altra maniera.
Forse allora si può tornare a riflettere su alcune fonti di
Tolkien: da dove li ha tirati fuori gli elefanti visto che le battaglie in cui
essi compaiono nella storia sono relativamente poche e non sono del periodo
medievali?
Fonti forse un pò più larghe di quelle che consideriamo.
Infatti, troviamo un interessante riferimento all'uso di elefanti in un libro
insospettabile, la Bibbia. Riporto un brano del Primo libro dei Maccabei
(capitolo 6, versetti 28-47): Il re
(Antioco V Eupatore, re di Siria) si adirò, quando ebbe sentito ciò, e radunò
tutti i suoi amici, comandanti dell'esercito e della cavalleria. Anche dagli
altri regni e dalle isole del mare gli giunsero truppe mercenarie. Gli
effettivi del suo esercito assommavano a centomila fanti, ventimila cavalli e
trentadue elefanti addestrati alla guerra. Passarono per l'Idumea e posero il
campo contro Bet-Zur; attaccarono per molti giorni e allestirono macchine; ma
quelli uscivano, le incendiavano e contrattaccavano con valore.
Giuda allora levò il
campo dall'Acra e lo trasferì a Bet-Zaccaria di fronte al campo del re. Ma il
re si mosse alle prime luci del mattino e trasferì lo schieramento con impeto
lungo la strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a battaglia e suonarono
le trombe. Posero innanzi agli elefanti succo d'uva e di more per stimolarli al
combattimento. Distribuirono le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun
elefante mille uomini protetti da corazze a maglia e da elmi di bronzo in testa
e cinquecento cavalieri scelti disposti in ordine intorno a ciascuna bestia:
questi in ogni caso si tenevano ai lati della bestia e, quando si muoveva, si
spostavano insieme senza allontanarsi da essa. Sopra ogni elefante vi erano
solide torrette di legno, protette dagli attacchi, legate con cinghie, e su
ogni torretta stavano quattro soldati, che di là bersagliavano, e un conducente
indiano.
Il resto della
cavalleria si dispose di qua e di là sui due fianchi dello schieramento, per
terrorizzare i nemici e proteggere le falangi. Quando il sole brillava sugli
scudi d'oro e di bronzo, ne risplendevano per quei riflessi i monti e
brillavano come fiaccole ardenti. Un distaccamento delle truppe del re si
dispose sulle cime dei monti, un altro nella pianura e avanzavano sicuri e
ordinati. Tremavano quanti sentivano il frastuono di quella moltitudine e la
marcia di tanta gente e il cozzo delle armi: era veramente un esercito immenso
e forte.
Giuda con le sue
truppe si avvicinò per attaccare lo schieramento e caddero nel campo del re
seicento uomini.
Eleàzaro, chiamato
Auaran, vide uno degli elefanti, protetto di corazze regie, sopravanzare tutte
le altre bestie e pensò che sopra ci fosse il re; volle allora sacrificarsi per
la salvezza del suo popolo e procurarsi nome eterno. Corse dunque là con
coraggio attraverso la falange e colpiva a morte a destra e a sinistra, mentre
i nemici si dividevano davanti a lui, ritirandosi sui due lati. Egli
s'introdusse sotto l'elefante, lo infilò con la spada e lo uccise; quello cadde
sopra di lui ed Eleàzaro morì. Ma vedendo la potenza delle forze del re e
l'impeto delle milizie, i Giudei si ritirarono.
Un passo simile nel contenuto lo trovate nel Secondo Libro
dei Maccabei (capitolo 13, 1-26) che non riporto al momento. Spero di aver
chiarito un poco il mio pensiero. Ovvero che nella composizione di determinati
avvenimenti narrati nel Signore degli Anelli, l'autore si basi su conoscenze
storiche e letterarie a largo raggio...
Altre considerazioni merita l’utilizzo della cavalleria ne Il Signore degli Anelli. Una veloce
ripassata del Della Guerra di
Clausewitz aiuta a notare alcuni particolari.
Le seimila lance che Re Theoden porta da Dunclivio ai Campi
del Pelennor sono indubbiamente un aiuto insperato per i difensori di Minas
Tirith ma anche un esercito inusuale che trova pochi riscontri nella storia.
Ho detto "inusuale" perchè composto interamente di
cavalieri, quindi niente fanteria. D'altronde, viste l'andamento della guerra e
il bisogno disperato di Gondor di rinforzi immediati il corpo di cavalleria dei
Rohirrim costituiva la prima scelta. Non che i Rohirrim non sapessero
combattere a piedi alla bisogna: al Trombatorrione non avevano battuto ciglio e
nell'esercito che Aragorn guida verso i Cancelli di Mordor, ben 500 uomini di
Rohan sono sì appiedati ma anche spadaccini formidabili. Ma per salvare Gondor
in quei giorni di mezzo marzo occorreva celerità: da una scorsa all'atlante
della Terra di Mezzo si ricava che da Dunclivio a Minas Tirith ci sono circa
335 miglia. La celerità a Theoden potevano darla solo i cavalli e i Rohirrim
cavalcarono dal 10 alla mattina del 15 marzo 3019 T.E. arrivando appena in
tempo.
Dicevamo di un esercito inusuale. Inusuale ma non
impossibile, almeno in teoria. Fino alla fine dell'Ottocento gli eserciti si
basavano su un complesso coordinato delle varie armi. In antico, le armi erano
due: fanti e cavalieri. Con l'avvento della polvere da sparo si aggiunse una
terza arma: l'artiglieria. Sbagliano quanti ricercano eserciti di sola
cavalleria (o con cavalleria maggiore della fanteria) nel medioevo: basterebbe
pensare alle masse a piedi degli esercit crociati o degli eserciti degli
imperatori germanici in Italia. Semmai bisogna dire che nel Medioevo,
l'importanza della cavalleria allora era superiore alle fanterie.
Un esercito di sola cavalleria però non è impensabile.
Agirebbe in pianure e spazi aperti, prediligerebbe i movimenti a largo raggio.
Addirittura potrebbe godere di grande tranquillità e comodità rispetto al
nemico, senza consentirle pure a lui. Potrebbe utilizzare audaci aggiramenti e
facili diversioni perchè domina lo spazio. Su questi principi si dovrebbe
basare la scelta dei Capitani dell'Ovest di lasciare il contingente principale
dei Rohirrim (3000 cavalieri) a difesa di Gondor mentre l'esercito di Re
Elassar portava la sfida finale sulla porta di casa di Sauron. In caso di
sconfitta, i Rohirrim, pur disperati, avrebbero potuto far pagare caro ogni
centimetro di terreno agli invasori...
Certo un esercito di sola cavalleria possiede delle sue
limitazioni. Anzitutto alla lunga diviene difficile da mantenersi specie per
quanto riguarda il vettovagliamento e la sostituzione dei cavalli uccisi in
battaglia. In secondo luogo, un esercito di sola cavalleria avrebbe uno "sforzo
intensivo" molto scarso. Mi spiego meglio: l'esercito di Mordor (fanterie
su fanterie) attacca battaglia il 12 marzo da Osgiliath e continua la sua
offensiva fino al 15 marzo quando viene distrutto. Quindi 4 giorni di attacco
continuato. I Rohirrim arrivano sul campo di battaglia all'alba del 15 marzo,
caricano e travolgono tutto quello che trovano ma a metà mattina le forze di
Mordor stanno riprendendo il sopravvento ed Eomer si ritrova accerchiato su un
colle salvo poi essere salvato dall'arrivo di Aragorn. Quindi i Rohirrim
possono aver tenuto una carica selvaggia per 3-4 ore non di più (...e poveri
cavalli). Questo raffronto dovrebbe spiegare cosa si intende per "sforzo
intensivo".

Fondamentalmente il compito della cavalleria sarebbe quello
di rompere lo schieramento nemico, costringendo gli avversari a piedi a
rinserrare le fila cioè facendo "quadrato". Chiaro che la cavalleria
contro una formazione a piedi disposta a "quadrato" è destinata ad
infrangersi invano, se i fanti stringono la formazione a dovere. Ma,
costringendo le fanterie nemiche a rinserrare i ranghi a difesa, la cavalleria
attaccante offre il tempo alle sue fanterie di serrare la distanza con il
nemico arrivando così al corpo a corpo. Non a caso, vedendo il positivo
svilupparsi della carica dei Rohirrim, il principe Imrahil conduce fuori dalle
mura l'esercito di Gondor serrando da presso le forze di Mordor. Il mancato
congiungimento delle forze di Rohan con quelle di Gondor, la riorganizzazione
delle forze degli Haradrim e l'arrivo delle riserve di Gothmog, stavano per
provocare il disastro dell'ovest sul Pelennor. Come detto solo l'arrivo di
Aragorn salvò la situazione. Eomer e la sua eored rischiavano infatti di fare
la stessa fine della cavalleria dell'Ordine Teutonico a Grunwald-Tannenberg (15
luglio 1415), presa in trappola, accerchiata e fatta a pezzi da un intelligente
manovra dell'esercito polacco di re Ladislao.
In ultimo, la cavalleria è l'arma del movimento e delle
grandi decisioni. I Rohirrim nella loro cavalcata su Gondor e nella battaglia
del Pelennor dimostrano ampiamente questi due fattori. E tuttavia la cavalleria
è anche l'arma di cui si può fare maggiormente a meno. Due esempi in proposito:
1) l'esercito di Mordor che porta l'assedio a Minas Tirith.
Non vi ritrovate cavalleria, salvo un'aliquota di cavalieri Sudroni che viene
sbaragliata da Theoden con facilità disarmante. Certo gli orchi avrebbero
potuto portarsi vicino un’aliquota di mannari ma può darsi che le perdite
subite da questi nella battaglia dei Cinque eserciti non ne lasciassero un gran
numero.
2) l'esercito dell'Ovest che marcia verso Cirith Gorgor:
6000 fanti e 1000 cavalieri. Ai cavalieri ne dobbiamo togliere poi un buon
numero tenendo conto di quelli lasciati al Crocevia dell'Ithilien. D'altro
canto, c'era ben poco da manovrare di fronte all'esercito che sciamò fuori dal
Cancello Nero...
Certo la mancanza della cavalleria nell'esercito di Mordor
che avanzava su Minas Tirith fu notata sia da Gandalf e da Denethor. I due così
prepararono la sortita dei Cavalieri di Dol Amroth guidati dal principe Imrahil
il giorno 13 marzo. Detta sortita salvò Faramir e le truppe di Gondor in
ripiegamento dal Rammas, anche se fu velocemente richiamata all'interno delle
mura di Minas Tirith. Un esempio intelligente di utilizzo della cavalleria in
cui se fate caso ritrovate diversi degli elementi sopracitati. Tutto ciò
dimostra l’estrema profondità ed elaborazione del testo de Il Signore degli Anelli. Molto più che una semplice storia…
Emanuele M. Cattarossi