
Se la chiusura della sede di Forza Italia a Roma poteva essere un segno allora probabilmente non è inesatto dire che con i ballottaggi delle elezioni amministrative 2016 il Centrodestra si possa considerare arrivato al capolinea. Per correttezza consideriamo Centrodestra l'insieme di quelle forze politiche che dal 1994 in avanti si sono costantemente riconosciute in uno schieramento, che salvo smarcamenti di circostanza, vedeva in Silvio Berlusconi il proprio portavoce e candidato.
Il Centrodestra così come lo si conosceva è ormai in declino dal dicembre 2010, quando il governo Berlusconi IV veniva salvato da un inattesa pattuglia di onorevoli "Responsabili" da un voto di sfiducia portato avanti dall'interno del proprio schieramento. Gli avvenimenti dell'agosto 2011, con lo spread fuori controllo, e le dimissioni di Berlusconi nel 2012 hanno iniziato ad accentuare il disgregamento della coalizione, ricompattatasi con forza nel febbraio 2013 per le Elezioni Politiche, perse per un soffio. Da lì la coalizione si è ormai sfilacciata: i guai giudiziari di Berlusconi, la ri-nascita di Forza, lo sfilamento prima di Alfano, poi di Fitto e Verdini, la mutazione della Lega Nord in partito nazionale. Tutti segni di un cambio in atto nella coalizione. Un cambio che però non riusciva a ritrovare slancio per opporsi ad un centrosinistra guidato da Renzi e dal Movimento 5 Stelle, sempre più vero antagonista sulla scena politica. I risultati delle Regionali 2015 con la riconferma del Veneto a guida Centrodestra e l'inaspettata vittoria in Liguria facevano sperare in un cambio di rotta.
Cambio di rotta che però pareva indicare la necessità anche un cambio di leadership, con un passo indietro di Berlusconi nei confronti di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, o quantomeno verso un ticket Salvini-Meloni. D'altro canto, negli ultimi due anni il sorpasso nei sondaggi della Lega verso Forza Italia sembrava legittimare questa attesa.
Niente di tutto ciò è avvenuto e tale situazione a condotto alla tornata elettorale amministrativa in ordine sparso, diversificato e dunque perdente. Il Centrodestra, immemore dell'errore nel presentarsi diviso in Sicilia nel 2013 con la conseguenza di perdere una regione storicamente a conduzione centrodestra, ha ripetuto a Roma lo stesso errore presentando due candidati a sindaco (vedi qui). Il risultato è stato di permettere a Giachetti, candidato PD, di andare al ballottaggio dopo un iniziale vantaggio di Giorgia Meloni.
I ballottaggi nelle grandi città hanno riservato nuove delusioni. Già escluso a Roma e Torino, il Centrodestra ha perso di poco a Milano, ma comunque perso. Ha perso a Napoli e questa volta di molto. Ha perso a Bologna, qui con una candidata proveniente dalla Lega. Salvini certo attacca Renzi, indicandolo come sconfitto della tornata elettorale, ma dovrebbe notare che Varese, da anni e anni a guida Lega, passa al PD. Il Centrodestra recupera un po di impeto in altre città quali Trieste, Novara e Grosseto. Nel complesso partiva con 4 giunte uscenti e ne esce con 10, il che è un buon risultato
Ma anche questo dato si basa su vittorie locali e limitate per un poter tornare ad ambire ad un programma nazionale. La trasformazione della Lega in partito nazionale è ancora troppo recente e in essere per poter mostrare risultati tangibili: Salvini stesso non appare più convincente come leader nonostante un periodo di sovraesposizione mediatica. Forza Italia è ormai allo sbando, divorata anche economicamente, mentre i movimenti di Alfano o di Fitto appaiono più che altro semplici cartelli di transizione. Fratelli d'Italia può recuperare nel tempo una sua consistenza ma quanto rilevante non è dato sapere: la stessa Meloni esce ridimensionata dalla candidatura romana. Nel mezzo c'è un Berlusconi, che para ormai logorato pure nel fisico.
Recentemente la sede di Forza Italia a piazza San Lorenzo in Lucina è stata riaperta. Un segnale di volontà di ripresa forse. Resta tuttavia il fatto che al dato attuale il Centrodestra di berlusconiana memoria appare un ricordo lontano, mentre il presente non offre un domani di governo. Un capolinea insomma, su cui però non sembra essere pronto un mezzo per ripartire.
Emanuele M. Cattarossi
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