"L’ Italia è come un carciofo, bisogna mangiarne una foglia per volta”. L'espressione, variamente attribuita a Vittorio Amedeo II di Savoia oppure a Vittorio Emanuele II o al conte di Cavour pare ben riapplicarsi ai risultati raggiunti dal Movimento 5 Stelle nei ballottaggi per le elezioni amministrative 2016. I risultati consegnano al Movimento 5 Stelle la conduzione di due importanti città italiane quali Roma e Torino: due foglie non da poco.
Tale risultato contiene notevoli motivi d'interesse. Anzitutto Roma e Torino appartengono, insieme a Milano e Napoli, al ristretto numero di città che fino agli anni ottanta erano sopra il milione di abitanti. La "relativamente" recente comparsa del Movimento 5 Stelle sul piano politico italiano, relativa se si pensa che le prime tornate amministrative a cui partecipa risalgono al 2010, aveva portato finora i pentastellati ad ottenere l'amministrazione di alcune realtà cittadine con alcune importanti vittorie in capoluoghi di provincia quali Parma, Ragusa e Livorno per citare i più significativi. Vittorie importanti che però dopo il ballottaggio del 19 giugno vengono superate dalla conquista di due importanti capoluoghi regionali e, nel caso di Roma, della capitale stessa.
Non stupisce pertanto l'attenzione privilegiata dalla stampa internazionale sulla capitale e su Virginia Raggi, prima donna sindaco di Roma. La candidata pentastellata si era ritrovata in vantaggio al primo turno sfruttando ovviamente la fatale combinazione di eventi quali "Mafia Capitale" e le dimissioni forzate di Ignazio Marino da sindaco di Roma. Fatale combinazione per il Partito Democratico, capace di salvare in qualche modo la faccia al primo turno portando in ballottaggio Roberto Giachetti cedendo poi al secondo, con una partita chiusa già ad osservare i primi exit-poll diramati.
Il voto a Virginia Raggi non è però un voto di protesta come spesso indicato per quanti votino il Movimento 5 Stelle. Vuol essere piuttosto un voto di cambio e di progetto. La capitale italiana nonostante le venga spesso appiccicato una sorta d'indolenza congenita alla "Ma che c'è frega ma che ce 'mporta", merita maggiore attenzione da parte della sua amministrazione. I voti alla Raggi dimostrano la volontà di una parte della cittadinanza di recuperare una dignità troppo spesso calpestata. Sarebbe bastato poco anche alle amministrazioni precedenti, sarebbe bastato una semplice attenzione in più alle condizioni delle strade, alle onnipresenti buche per cominciare. Negato però anche quel poco, i cittadini romani hanno voltato pagina. L'effetto, visibile anche dai risultati dei municipi, indica la voglia di un cambio di rotta.
Tuttavia, nonostante Roma e la figura della Raggi occupino le prime pagine, è il risultato torinese la vittoria più grande per il Movimento 5 Stelle. Già il primo turno aveva dell'incredibile (vedi qui) A Torino, Chiara Appendino sfidava il candidato sindaco uscente Piero Fassino su ben altre basi rispetto a quelle romane. L'amministrazione Fassino non aveva dato andito a scandali, ne si era trovata alla prese con la schizofrenica gestione che Marino avevo impostato a Roma. Tantomeno a Torino si era verificata una bomba quale "Mafia Capitale". Semmai Torino indica più chiaramente il disagio e la disaffezione cittadina nei confronti della cosiddetta "vecchia politica". Dopo circa un quarto di secolo a direzione PCI poi PDS poi DS poi PD, sostenuta dall'appoggio del motore industriale che fa capo alla FIAT, Torino si è scoperta debole, periferica. La trasformazione della FIAT (Fabbrica Italiana Automobile Torino) in FCA (Fiat Crysler Automobile) e la conseguente delocalizzazione industriale ha posto gravi dubbi nella popolazione, che si è scoperta abbandonata dalle istituzioni. Qui il messaggio pentastellato è entrato sempre più con maggiore forza nel tessuto cittadino, portando ad una vittoria solo a tratti inattesa.
All'indomani del risultato delle Elezioni Europee 2014, Beppe Grillo prendendo un Maloox aveva mutuato il suo "Vinciamo Noi" in un "Vabbe, Vinciamo Poi...". Un "Vinciamo Poi" che alla prova del tempo assomiglia molto alla strategia del Carciofo sabaudo: una foglia alla volta...
Emanuele M. Cattarossi
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