lunedì 20 giugno 2016

Amministrative 2016 - Il guado del Partito Democratico

"I ballottaggi segnano per i candidati del PD una sconfitta netta senza attenuanti a Torino e Roma contro le candidate del M5S e una vittoria chiara e forte a Milano e Bologna contro i candidati delle Destre. Il quadro nazionale, invece, è molto articolato. Perdiamo alcuni Comuni dove abbiamo governato a lungo e vinciamo in altri Comuni dove da vent’anni la destra era maggioranza. La Lombardia, per esempio, vede per la prima volta tutti i Comuni capoluogo ormai a guida PD. Vinciamo da Varese a Caserta, in zone per noi difficili. Ma resta l’amaro in bocca per alcune sconfitte molto dure, da Novara a Trieste. È dunque evidente il dato frastagliato del voto territoriale, dato che contiene peraltro anche alcune indicazioni nazionali su cui la Direzione nazionale del PD rifletterà il prossimo venerdì 24 giugno, a partire dalle 15." Questo è il comunicato dal Partito Democratico a commento del risultato dei ballottaggi delle elezioni amministrative di domenica 19 giugno (si ritrova qui).
L'analisi, variamente commentata, si presta a qualche annotazione. Anzitutto scinde i risultati dei ballottaggi nei comuni più grandi dal "quadro" nazionale. Tecnicamente bisognerebbe osservare che Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli, dove però al ballottaggio il PD non c'era, non sono fuori dal "quadro nazionale". Anzi, in una nazione di sessanta milioni di abitanti queste cinque città ne sommano più di sei, ossia un dieci per cento non trascurabile.
Scindere però i ballottaggi principali dal "Quadro Nazionale" lenisce con un abile gioco di specchi il grosso scacco subito dal PD in questa tornata amministrativa. Avvisaglie c'erano state alle Regionali del 2015, con la sconfitta in Liguria e la pessima figura rimediata in Veneto. 
Di certo, a Roma non si poteva onestamente far di più. La bomba di "Mafia Capitale" avrebbe spezzato le ossa a chiunque, mentre l'affaire Marino e la tragicomica sequenza che ha portato alle dimissioni del sindaco hanno aggiunto soltanto un bel carico su un piatto già carico. La missione di Giacchetti era quindi decisamente improba, ma la dura sconfitta del PD sarebbe stata orrenda se al primo turno l'avesse spuntata la Meloni (vedi qui). 
E invece Torino il campanello d'allarme che deve dare una sveglia al PD. A Torino si è ripresentato su più ampia scala l'effetto Parma-Ragusa-Livorno. Ossia candidato del Movimento 5 Stelle in ballottaggio con candidato PD, con il primo in svantaggio. Risultato: a Parma, Ragusa, Livorno e ieri Torino grande rimonta pentastellata e PD sconfitto. In questo caso a farne le spese è stato Piero Fassino, non uno da poco. Tale sarà ancora il leit motiv per molte consultazioni fin quando la strategia del PD non cambierà decisamente verso ritornando all'ascolto diretto del territorio e non in vuote occasioni come il No Tax Day.
Detto ciò Milano e Bologna salvano il risultato del PD, con vittorie contro i nemici di un tempo, ossia il Centrodestra. Segno che il PD non ha niente da temere da quel lato, che anzi si avvia verso la disintegrazione di alcune sue parti. Il vero riferimento è invece il Movimento 5 Stelle.
Se osserviamo il cosiddetto "Quadro Nazionale", si nota la citazione nella nota PD di un paio di vittoria e un paio di sconfitte. Segno questo di una estrema variabilità del "Quadro Nazionale" in cui sempre meno esisteranno zone storiche di voto. Probabilmente, il PD può guardare nel prossimo futuro alla conquista della regione Lombardia, mentre il risultato di Trieste può in prospettiva dare un segnale poco incoraggiante alla conduzione di Debora Serracchiani. Tuttavia la nota non racconta proprio tutto: su 20 giunte uscenti, il PD ne riconferma appena 8; subisce un ritorno nelle amministrazioni più piccole del Centro Destra oltre alle vittorie del Movimento 5 Stelle a Roma e Torino. Non propriamente dati incoraggianti.
Tale situazione lascia il PD in mezzo al guado. I giorni dell'exploit delle Europee 2014  appaiono decisamente un ricordo sbiadito. Esiste chiaramente un gap di comunicazione tra PD e cittadini e le notizie sul pasticcio degli 80 euro non aiutano. Tale gap favorisce di conseguenza il Movimento 5 Stelle percepito molto più attento e presente. Inoltre la ormai più che venticinquennale mutazione del centro sinistra (PCI poi PDS poi DS poi, insieme ai Democrati ex Margherita, PD) ha ormai confuso l'elettorato storico e non ha più un messaggio da proporre alle nuove generazioni. Più che un partito, il PD assomiglia ormai ad un contenitore d'immagine quale fu, in certo senso, la Democrazia Cristiana nella sua ultima fase e, ben più nettamente, Forza Italia al suo avvento. 

Emanuele M. Cattarossi

Nessun commento:

Posta un commento