Invece proprio dalla città che nel 2011 aveva costituito il campanello d'allarme del prossimo crollo del Governo Berlusconi IV, il centrodestra recupera compattezza sfidando ad armi pari un centrosinistra in affanno. Un voto da "decifrare"...
Basilio Rizzo Vincenzo - Anche a Milano, Sinistra Italiana si presenta da sola. Il risultato di Sala, al primo posto, gli toglie la possibilità di sottolineare maggiormente il recupero del centrodestra e di conseguenza, l'importanza di un'alleanza con SI. Il testa a testa tra Parisi e Sala, vinto per un incollatura da quest'ultimo, può avere alimentato questo pensiero. Sta di fatto tuttavia che i voti di SI a Milano contano in maniera maggiore di quelli ottenuti a Roma. Sala lo sa e se vuole vincere non può lasciarli per strada.
Gianluca Corrado - Dati alla mano: nel 2011 con Mattia Calise il Movimento 5 Stelle fece il 3,23% con 21228 voti; nel 2016 ottiene il 10,06% con 54099. Un più che significativo raddoppio, anche se probabilmente la piazza meneghina rimane distante dal messaggio Pentastellato. Avanza sicuramente e il segno più non è oggetto di cosmesi. Tuttavia la candidatura poi ritirata di Patrizia Bedori hanno costretto ad un cambio in corsa che non ha decisamente aiutato la campagna elettorale.
Stefano Parisi - Costringe alle corde Sala e a tratti mette il viso avanti all'avversario nello spoglio. Tuttavia rispetto alla Moratti nel 2011 pur con percentuali simili (40,77% Parisi, 41,59 % la Moratti) sconta un erosione di voti (219218 Parisi contro 273401 della Moratti) di circa cinquantamila preferenze. Segno che la ritrovata compattezza del centrodestra a Milano rispecchia di più nel confronto con il candidato del centrosinistra, ma avverte comunque gli scricchiolii dell'alleanza occasionale e non progettuale. Il ballottaggio è si un successo, ma solo il secondo turno può dire quanto l'esperimento di un ritrovato centrodestra possa essere ri-esportato su base nazionale
Giuseppe Sala - Sconta molta diffidenza la scelta del candidato dem ex-ad di Expo 2015. Il confronto con Pisapia è chiaramente impietoso ma da comunque la misura di quanto le candidature siano il vero tallone d'Achille del Partito Democratico da due anni a questa parte. Se infatti nell'incredibile vittoria del 2011, Pisapia al primo turno faceva 48,05% con 315862 voti, Sala si deve fermare a 41,69% con 224156 voti. Ovvero circa novantamila voti in meno. Tempi, situazioni, contesti e candidati differenti tuttavia, anche rispetto al sorridente e disponibile Parisi durante lo spoglio, Sala rimane un candidato imposto dall'alto e meno radicato come cittadino di Pisapia. Al ballottaggio occorrerà recuperare voti, far emergere un maggiore appeal non sarebbe sbagliato.
Emanuele M. Cattarossi
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